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una potenza eguale a quella degli Dii ottenendo, ridusse in primo luogo all’esser de’ Numi i Fratelli[1], comechè già dal Fato raggiunti. Desiderando poi, che fede acquistasse dagli uomini il lor cangiamento, tali a lor diede manifesti segni d’amore, onde fossero salute a coloro, che in mezzo a’ pericoli del mare [2] piamente gli avessero invocati. Oltre a ciò tanto fu grata a Menelao per le fatiche, e disastri a suo riguardo da lui sostenuti, che già estinta la schiatta tutta de’ Nipoti di Pelope, e lui medesimo a mali irremediabili già soggiacente, non solamente a quelle calamità sottrasse, ma Dio da mortale facendolo, e suo assessore, per tutta la posterità poi trasselo a seco convivere, e della famiglia di lui fece sì, che la Spartana Città, conservatrice dell’antichissime cose, rendesse co’ fatti testimonianza. E ben tuttavia nel distretto di Terapne in Laconia, santi sagrifizj s’innalzan loro co’ riti paterni, non come ad Eroi, ma come a due Deità supreme. Anche al Poeta Stesicoro [3] fece ella mostra del suo pote-
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Sic te Diva potens Cypri,
Sic fratres Helenae, lucida sidera,
Ventorumque regat pater &c.Vedi l’Idillio di Teocrito intitolato Διόσκουροι.
- ↑ Quel buon vecchio presso Dion Grisostomo nell’Orazione a’ Troiani si fa giustamente beffe di quanto qui dice Isocrate. Fu però quest’errore da Macrobio ammesso; e Luciano ἀληθ. ἱστορ. lib. s. par che v’acconsenta, ove dice καὶ γὰρ καὶ τοῦτον παρ᾿ αὐτοῖς ἐθεασάμην, ἤδη τῆς Ἑλένης αὐτῷ διηλλαγμένης. Notizie di Stesicoro ne dà Giovanni Tzetze βίβλ. ἱστορικ. κε. senza però nulla accennarne di questo fatto.