Pagina:AA. VV. - Il rapimento d'Elena e altre opere.djvu/223

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o(clxci)o

Dunque, dicean, tu caro Sposo, al primo
     Calar de l’ombre isti a cercar le piume?
     Che? Forse la stanchezza, il sonno, il vino
     15Rese t’avean le tue ginocchia gravi?
     Tu sol, se sazio di vegliar mai fosti,
     Dovevi gli occhi satollar di sonno;
     Ma lasciar, che la Vergine a diporto
     Stesse con l’altre Verginelle accanto
     20De la tenera Madre, infin che l’Alba
     Chiara sorgesse. Di mattin, di sera,
     Ora, e poi d’anno in anno, o Menelao,
     Questa sarà, sì questa ognor tua sposa.
     O Sposo fortunato, allor che a Sparta,
     25Soggiorno d’altri Eroi, per l’alte nozze
     Giungesti, allor ti starnutò1 d’incontro
     Alcun per fausto augurio. Avrai tu solo
     Suocero Giove, di Saturno il figlio,
     Tra’ Semidei. Sotto i medesmi lini
     30Quella Figlia di Giove a te sen venne,
     Eguale a cui non v’ha tra l’altre Achee
     Donna, che calchi il suol. Gran prole aspetta,
     Quando sia pari a sì gran Madre il parto.
     Noi già nel corso, e ne l’età compagne
     35Unte ognora con lei presso a’ lavacri2
     Del fiume Eurota, a guisa d’uom; noi quattro

  1. Qui prende Teocrito lo starnuto per fausto augurio. Così Penelope presso d’Omero Odis. XVII. v. 145. assegna per indizio sicuro dell’uccisione de’ Proci l’averle suo figlio starnutato ad ogni parola. Così anche i Soldati presso Senofonte lib. 3. Anabas. s’auguraron buon esito per un improvviso starnuto. Non resta però, che il nostro Teocrito nell’ Idillio intitolato Θαλύσια v. 96. per contrario segno non lo prendesse. Può essere, che siccome Plutarco nella Vita di Temistocle prese in buona parte lo starnutare alla destra, così da que’ ciechi Gentili fosse reputato funesto segno lo starnutare alla manca. S. Basilio al c. 2. d’ Isaía giustamente detesta sì fatta superstizione: Uno ha, dice egli, starnutato. Ciò significa qualche cosa, se io parlava... L’insolenza del Demonio contra l’uomo è sì grande ec.
  2. Era usanza de’ Greci, introdotta anche presso a’ Romani, d’ungersi spesse volte i corpi, e di lavarsegli eziandio. Nè tanto facevan questo ne’ caldi bagni domestici, quanto coll’acqua del mare, e dentro i fiumi. Molti esempi si trovano presso d’Omero, tra’ quali vien a proposito quel di Nausicae Odis. VI., che coll’altre compagne entrò nel fiume a lavarsi. Non era dunque ciò in uso tra gli uomini soli, ma ancor tra le donne. Eustazio al v. 577. Iliad. X. assegna due ragioni, per cui fu il bagno introdotto: ῥύπω μὲν ἀποθετικόν, ἀναψυχῆς δέ τινος αἴτιον.