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scipione errico 139

IV

PER UNA MERETRICE SPAGNOLA MORESCATA

     Chi vuol veder pur come alletti e tiri
un laccio ogn’alma in questa nostra etade,
la grazia di costei, l’alma beltade
e ’l soave parlar contempli e ammiri.
     Chi vuol veder come contrario giri
il sole e a sorger vada ov’egli cade,
questo che da quell’ultime contrade
sen vien, Sol di vaghezza, osservi e miri.
     Giunto l’invitto Alcide a l’oceano,
giá con l’ispane e con l’arene more
pose la mèta a l’ardimento umano.
     Or di lui fatto illustre imitatore,
in costei ch’ha del moro e de l’ispano
pose la mèta alle bellezze Amore.

V

AL PRINCIPE TOMASO DI SAVOIA

     Tratti, o Tomaso invitto, aste e cimieri,
onde muto l’estran ti tema e ammiri;
e chiarissimi rai dagli occhi alteri
di sovrana bellezza intanto spiri.
     Cosí in uno e de l’alme e de’ destrieri
il bel fren con destrezza allenti e tiri;
alletti e morte dai, se dolci e fieri
i vaghi sguardi e i ferri infesti aggiri.
     Tu de le vesti piú pregiate e fine
o d’esercito anciso o in fuga volto
arricchisci talor le rupi alpine.
     E spesso l’Alpe fai, di sangue involto,
mentre rosseggian le sue bianche brine,
imitar gentilmente il tuo bel volto.