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158 lirici marinisti

VI

ALL’AMANTE, CHE SI È RASO

Scritto ad istanza di una cortigiana

     Quella selva di peli orrida e scura,
dove occulto leon par che si renda
Amor, tronca giá cade, oh mia ventura!
e ringiurie del tempo il ferro ammenda.
     Ferro, per me felice oltre misura,
di lanoso Silen squarcia la benda,
onde nova beltá celeste e pura,
qual Sol rotte le nubi, avvien che splenda.
     Cosí lasci a ragion barba infelice
Febo novel, ché per fatal tenore
al bel Febo nutrir barba non lice.
     Ti radi il volto ed a me rodi il core;
tu di bellezza, io son d’amor fenice;
tu rinovi la luce ed io l’ardore.