Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/17

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tommaso stigliani 11

     Né nuda spada in mano
di snello schermidore
girò mai per lo vano
con sí presto splendore,
e sí ratta e sí lieve e sí veloce
quanto la bella e delicata voce.
     Anz’ella, a chi sentendo
ne sta l’alta dolcezza,
non giá una parendo,
ma tre per la prestezza,
fa all’orecchie talor l’istesso inganno
che le lingue de’ serpi agli occhi fanno.
     Or quando mai piú vanto
si diede alcun d’udire
nel paradiso il canto
senza prima morire,
com’oggi avvien a noi, mentre ch’udiamo
questo spirto celeste e vivi siamo?
     O nel velo mortale
angelo dimorante,
se ’n ciel si canta tale
qual in terra tu cante,
io qui, perché lassú ne possa girmi,
voglio veracemente or or morirmi.
     E s’ancor non è giunto
alla fragil mia vita
il destinato punto
della mortal partita,
far vo’ sí sante gesta e sí giust’opre,
ch’io merti, poi che moia, andar lá sopre.
     Ché, chi ben mira il vero,
tu stata esser non puoi
senza divin mistero
qua giú mandata a noi;
ma a ciò ch’alzando a Dio l’umano zelo,
facci la terra innamorar del cielo.