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198 lirici marinisti

II

IL SONETTO

     Vorrei per Nuccia mia far un sonetto,
ma sento che la vena or non mi serve,
e quanto il desiderio in me piú ferve,
tanto il mio ingegno a questa impresa è inetto.
     Pur mi ci vuo’ provar, ché se piú aspetto,
dubito che ’l poter piú mi si snerve:
«Nuccia, com’hai per me cosí proterve
tue voglie?». Eh, non va ben questo concetto!
     Voltiamo faccia e andiam da poppa a prora:
«Io canto di colei l’alta eccellenza».
No, diciam meglio e incominciamo ancora:
     «Celebra, Urania, tu, l’alma presenza».
Ma come c’entra Urania? Or su, per ora,
far sonetti non so; ci vuol pazienza!