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224 lirici marinisti

VI

IL PETTINE ROTTO

     Candida e delicata navicella,
ch’era di terso avorio opra gioconda,
d’una chioma fendea dorata e bella
l’aurato flutto e la tempesta bionda.
     Guidata da una man polita e monda,
prendea de’ miei sospir l’aura novella;
ed un cristallo ch’ebano circonda
innanzi avea per tramontana e stella.
     Vago di gir con peregrino errore,
senza temer di rimanere assorto,
v’ascese incauto il semplicetto core.
     Ecco, mentre attendea vicino il porto,
per quello biondo pelago d’amore
si divise la nave e restò morto.

VII

LA BELTÀ VINTA DAL TEMPO

     Ecco, piena d’orror, l’etá canuta,
ch’ogni umana grandezza abbatte a terra:
chi mi fece in amor sí lunga guerra,
da la guerra degli anni ecco abbattuta.
     Quella beltá, ch’a trionfar venuta,
sovra ogni altra innalzò natura in terra,
per man del tempo, ch’ogni gloria atterra,
miserabil trofeo miro caduta.
     Pallida agli occhi miei mostra i sembianti
chi ne la maestá del suo bel viso
mille fece tremar pallidi amanti.
     Il mio sole adorato oggi è deriso;
se cominciò la mia tragedia in pianti,
or la favola sua termina in riso.