Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/267

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girolamo fontanella 261

     Ahi, de le frodi tue tardi m’avvedo;
altro porti nel petto, altro hai nel viso,
e mentito è l’amor ch’in te giá vedo.
     Non ti bastò d’avermi il padre ucciso,
soffogato il german, l’imperio tolto,
ed il trono usurparti e starvi assiso?
     E ancor contro di me, perfido e stolto
incrudelirti vuoi, donna innocente,
che quel ch’asconde al cor, mostra nel volto. —
     A tal parlar tutto di rabbia ardente,
uscito fuor di sé grida il tiranno:
— Tanto ardisci tu dir, donna insolente?
     T’ho scoperta infedel, non piú m’inganno,
e la fé che macchiata io non vedea,
m’apre i lumi a veder l’occulto inganno.
     Tal secreto scoprir chi mai potea
se non un che ti gode, ama ed adora,
ed abbraccia nel sen femina rea?
     Fra tormenti farò ch’esposto or ora
di tua camera sia l’empio custode,
e l’adultero tuo pur seco mora.
     Sí, sí, scoperto ho ben l’iniqua frode;
folle chi piú si fida in donna errante,
ed a la sua beltá dá vanto e lode! —
     Da lei parte nemico ov’era amante,
nel parlar, nel trattar fiero e sdegnoso,
di furor, di dolor caldo e fumante.
     Va nel trono a seder ricco e pomposo,
e del passato e ricevuto scorno
non può coi suoi pensier trovar riposo.
     Di fulgido diadema il crine adorno,
fra cento squadre di guerrieri e cento
eroi togati, signoreggia intorno.
     Sotto un gran ciel di luminoso argento,
calcando sotto il piè porpore ed ori,
con alta maestá porta spavento.