Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/299

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bernardo morando 293

     Tu, di virtute amico,
che da vizio sí reo l’anima hai sciolta,
Puglia, di ciò ch’io dico
nuovo esempio verace in prova ascolta:
vedrai ch’a l’oro cede
nobiltade ed amor, virtude e fede.
     Fiamma d’amor s’apprese
nel casto sen di duo leggiadri amanti;
una bella, un cortese,
ambo di sangue, ambo d’onor prestanti;
di pregi alti e gentili,
di costumi e d’etate ambo simili.
     Alme piú belle e fide
non legò, non accese Amore unquanco,
né spogliato ei si vide
per piú bella cagion di strali il fianco:
giá con eguali affetti
una sol’alma e un cor tengon due petti.
     Imeneo giá s’invita,
che stringa ai degni cor nodi piú degni;
quando serpicrinita
furia flegetontea turba i disegni
e, perché l’ór prevaglia,
quei che dá legge a lei con l’oro abbaglia.
     D’oro e di gemme altero,
ei destina a la bella altro consorte,
di nazïon straniero,
di nome ignoto, inferior di sorte,
tale nel cui lignaggio
di chiara nobiltá non splende un raggio.
     A lo splendor vetusto
d’alta stirpe gentil l’oro prevale;
per l’oro, oh cambio ingiusto!
amor, fede, valor ponsi in non cale;
di lei, ch’invan contende,
la libertate a prezzo d’òr si vende.

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