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312 lirici marinisti

     — Deh, non lasciar ancora,
Filli, sí frettolosa,
del letto amico le feconde piume;
è pur sorta l’aurora,
ma non giá luminosa
arreca il giorno a noi, com’ha in costume.
Ombra ’l suo chiaro lume
nube piena di ghiaccio e cela il cielo
caliginoso velo,
e la terra tra neve orrida involta,
che fu sepolcro altrui, giace sepolta.
     A novi scherzi il verno
chiama l’anime amanti,
e chi non sa gioir non merta vita.
Di vivace falerno
colme tazze spumanti
Bacco in tal tempo a rivotar c’invita;
alma del cor gradita,
de’ freddi giorni a rinovar l’onore
venga dolce liquore;
e poscia uniti in non usati modi
de l’algente stagion cantiam le lodi.
     Cara stagione, amica
di quel dolce riposo
che gode l’uomo affaticato e stanco!
Porge al mondo la spica
il luglio polveroso,
ma rende sotto ’l peso ansante il fianco;
in te robusto e franco,
de’ passati sudor il volto asciutto,
gode il bramato frutto,
e lieto il villanel con la famiglia
tra suoni e canti a bel piacer s’appiglia.
L’ostili armate schiere
che fanno d’ognintorno
risuonar stragi e cruda errar la morte,