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336 lirici marinisti

II

CONVALESCENTE

     Ecco riedo agli errori e ’l core infido
pur osa ai prischi affetti aprir le porte,
e del mondo io seguendo ancor le scorte,
i sensi appago e la ragione ancido.
     Egro, a Dio tutto amico, or sano annido
nemiche voglie a cui mi tolse a morte;
e, quasi Anteo caduto, omai piú forte
sorgo di terra e ’l del di novo io sfido.
     Cosí le grazie abusi, ingrato? Ahi, quali
son tue vittorie ove la colpa è palma,
mentre al tiranno appiaudi e ’l rege assali?
     Sorgete, umori, in me: dolci fien salma
rie febri al sen, poiché di quelle i mali
son morbi al corpo e medicine a l’alma.

III

LA TRINITÀ

     Siringa di tre canne ond’esce eletto
un suon che fiato armonïoso spira,
e di tre corde sol temprata lira,
ch’unica melodia porge e diletto;
     acceso torchio, che in concorde effetto
tre lumi a l’aria sfavillanti aggira;
specchio, nel cui cristallo esser si mira
di forme illustri un triplicato oggetto;
     arbore eccelsa di tre rami cinta,
fonte da cui traggon tre rivi umore,
di tre colori adorni Iri dipinta,
     stei di tre fiori e di tre foglie un fiore,
de l’unitá di Dio triade distinta
forman l’esempio onde l’apprenda il core.