Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/384

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378 lirici marinisti

l’intero suo cammin fornito ha il sole,
da ch’io lasciai partendo
cotesti ameni colli, che sovente
imparano a fiorire
da quelle belle guance,
e son forse ancor caldi
dell’amoroso ardor di que’ begli occhi;
ed ho in spazio sí breve
tanti lidi trascorsi,
che de l’itaco duce
stimo men lunghi i peregrini errori.
E se d’udir t’aggrada
quel che feci pur dianzi
per le contrade eoe lungo camino
sui nostri armati pini,
che contra l’elespontico tiranno
spiegan candida croce
in purpureo vessillo,
tel narrerò; della mia rozza musa
tu gli accenti improvisi intanto escusa.
     Giá mezzo avea trascorso
della fèra nemea l’adusto segno
il portator del lume,
allor che i bassi lidi
di Melita lasciando
con cinque audaci legni
ch’hanno d’armi e d’eroi gravido il seno,
venimmo a queste arene
dove l’antica Siracusa ancora
con rinovate moli
contro il tempo contrasta;
e di qua poi rivolte
al rinascente Sol l’ardite prore,
fidammo i lini al vaneggiar de l’aure,
e dopo lunghi spazi
di vastissimo mare,