Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/388

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
382 lirici marinisti

vanno a tuffarsi le cerulee ninfe,
e timido Nettuno
fin oltre il varco d’Elle
gli squaminosi destrier fuggendo affretta.
Stringesi intanto la feroce pugna,
e de’ nostri l’ardire
ogni vantaggio de’ nemici adegua,
in guisa tal, che i dieci
cedono a’ cinque, ed hanno
ogni speme riposta
nella vicinitá del porto amico,
E giá l’un d’essi in mezzo agli altri, a fronte
della cittá nemica,
nostra preda rimane;
gli altri fidan lo scampo
ai lini fuggitivi.
Cresciuto il vento intanto
disperse in noi la speme
de la vittoria intera,
e la lor favorí timida fuga.
Allor quindi partendo,
le vincitrici antenne
volgemmo inver’Boote;
né corse il Sol tre volte,
di lá dov’ha per cuna aurato il Gange
fin lá dove ha per tomba aurato il Tago,
ch’accostammo le prore
a quelle un tempo sí felici piagge,
che de la dea piú bella
furon delizia e cura.
Or soffrendo l’impero
di barbaro tiranno
sono piú che ad Amor soggette a Marte;
pur mostran ne l’aspetto
placida amenitá, ch’alletta il guardo
a rimirar colá fiorito un prato,