Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/401

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ciro di pers 395

rapire, e dispogliando
gli altari istessi, dagli stessi numi
non astener le scelerate destre.
     Ahi, qual dall’altra parte
miserabil spettacolo mi tragge,
ove la peste orrenda
diserta le cittadi? A cento a cento
cadon gli egri mortali
d’ogni etá, d’ogni sesso e d’ogni grado,
cui nulla giova l’arte
del buon vecchio di Coo,
con quante man perita
svelle radici in Ponto,
e con quanti raccoglie
ricchi sudor dagli arbori di Saba;
anzi il medico stesso
cade nell’opra e i propri studi accusa,
sí che ognun fatto accorto
che nell’altrui soccorso è il proprio danno,
fugge, ma spesso indarno,
ché prevenuta è dal malor la fuga.
     Non v’è nodo di fede
che con l’amico infermo
stringa l’amico, o col padrone il servo;
anzi all’estremo passo,
privo ognun di conforto,
non ha l’antico padre
pur un de’ figli a cui
dia gli ultimi ricordi,
o che gli serri con gli estremi uffizi
i moribondi lumi,
e la canuta madre
cerca indarno con gli occhi,
che dèe chiuder per sempre,
la sua diletta prole;
ma si fugge, s’aborre