Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/412

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406 lirici marinisti

     Stolto, non t’ingannar! Ciascun l’inferno
col suo voler, col suo poter s’acquista;
e la colpa onde merchi il danno eterno
destinata non è, ma sol prevista.
     Ma per salire al ciel non solo i fini,
ma i mezzi ancor son preparati; a Dio
sol ne guida un sentier; mentre il cammini,
forse puoi dir: — Son degli eletti anch’io. —
     Ma se per altra via t’inoltri, oh quanto
hai ragion di temere! e ’n fra i timori
d’un danno eterno, ancor ti darai vanto
di goder liete mense e lieti amori?
     Amareggiati e miseri contenti,
che dalla via del ciel tranno in disparte!
Deh, stiam quanto si puote al cielo intenti,
grazie rendendo a chi ’l poter comparte!
     Di divina rugiada il seno asperso
ne’ dotti fogli suoi cosí ragiona,
a le bestemmie di Pelagio avverso,
il saggio, il santo, ond’è famosa Ippona.