Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/485

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giovanni canale 479

     Vivon sott’arso ciel di fiamme armato
nere beltá come le fe’ natura,
coperte sol dalla nerezza oscura,
ma vergognose il sen tengon velato.
     Vedesi qui, se borea agghiaccia il rivo
all’aria in risoffiar fiato di gelo,
mezze nude beltá senz’alcun velo,
che d’onesto rossore il volto han privo.
     Gli uomini intanto la follia donnesca
accompagnano, ancor resi piú folli;
gli abbigliamenti femminili e molli
usar par ch’a ciascun la stima accresca.
     Han quelle, il perucchin dismesso e guasto,
per sempre variar vario l’umore;
questi col ripigliare il loro errore
nel renderlo maggior recansi a fasto.
     Or le perucche a frenesie tessute
fan di lor copia ed intrecciate e scinte;
altre son naturali, altre son tinte,
altre corte, altre lunghe, altre ricciute.
     Quel che non fe’ natura inventa l’arte,
dando alle sete color vari e belli;
maestre mani in trasformar capelli
stravaganti chimere ai crini han sparte.
     Varie di piú color ferman lo sguardo,
aggravando col peso or l’altrui fronte,
che di sudor fan che distilli un fonte,
quando che in Capricorno il Sol vien tardo.
     Or d’un villan gli scarmigliati crini,
che pendendo da un legno ei diede al vento,
pria sotto a’ piedi vili, indi ornamento
d’illustre capo han riverenti inchini.
     Industria mercantil, chiome europee,
rubate a morti e da languenti accolte,
son divenute in molte fogge e in molte
pompe alle fronti nobili e plebee.