Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/498

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492 lirici marinisti

     Fra sí tragiche scene
io vivo, amico, e provvido riparo
contra influsso maligno alzar m’ingegno;
or co’ fogli d’Atene
dal comun fato a riserbarmi imparo,
or animando armonïoso un legno;
degli Elisi nel regno,
se resta il mondo in fra le stragi absorto,
entro un mar di sudori io spero il porto.
̂ O di musici accenti
delfico re, che d’immortali e casti
lauri fregi il tuo crin sui gioghi ascrei,
se da languidi armenti
l’aure contaminate allor fugasti
quando l’ostie fumâr sui colli idei,
dagli aliti letei
tu preservami intatto; in roghi accensi
giá le vittime sveno, ardo gl’incensi.
     Sovra letto spiumato
ove d’Olanda e di Getulia a scorno
ricca pompa facean gli ostri e le tele,
pallido, addolorato
languia l’inclito Alfonso, a cui dintorno
di ministri assistea turba fedele;
al palpito crudele
del suo petto anelante in dare esiglio,
d’Esculapio non giova arte o consiglio.
     Tutto ciò che da l’erbe
e dai fiori stillò chimica mano,
de la vita real si sceglie a l’uso;
le dovizie superbe
di Cleopatra invan distempra, e ’nvano
altri il biondo metal rende diffuso;
ché al temerario fuso,
benché gli ori de l’Ermo in tazza ei mesce,
Cloto stami piú lunghi indarno accresce.