Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/517

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tommaso gaudiosi 511

XII

IL LETTO

     Rassembra a l’egro mio stanco pensiero
sovente il letto un marzïale agone,
ove fo con me stesso aspra tenzone,
or di fortuna ed or d’amor guerriero.
     Talor mi sembra un mar turbato e fiero,
ove scherzo son d’austro e d’aquilone,
ove absorta dal senso è la ragione
e, se non giunge il dí, porto non spero.
     Sono di questo mar venti i sospiri,
di questo campo il militar congresso
è di sogni, chimere, ombre e deliri.
     Ove, lasso, trovar mi fia concesso
tregua ai pensieri miei, posa ai martiri,
se combatto, se ondeggio al letto stesso?

XIII

IL BACIO DI GIUDA

     Spira il Verbo umanato aura celeste,
spirti di paradiso; e Giuda spira
turbini di nequizia e fiati d’ira,
aneliti infernali, euri di peste.
     E pur s’inclina, e pur Giesú da queste
labbra lascia baciarsi, e non s’adira!
L’appella amico, e senza sdegno mira
quelle luci esecrabili e moleste!
     Ben crederò ch’ogni motor superno,
per l’immenso stupor fatto di gelo,
tralasciasse in quel punto il moto eterno.
     Sofferenza del cielo, ardir d’Averno!
Si solleva l’inferno e bacia il cielo,
s’inclina il cielo a ribaciar l’inferno.