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72 lirici marinisti

XVIII

A LEI CHE ABITA IN UN TUGURIO

     Statti pur baldanzosa
in quell’albergo umile,
mia diletta gentile.
Basti a te l'esser degna
che non solo t’inviti
Venere ambiziosa
a passeggiar su la sua conca il mare,
ma su l’eterea mole
ad albergar ne la sua reggia il sole.
Basti a te che conservi,
come dal ciel gli avesti,
in terrena magion pregi celesti.
Son forse vili i fiori,
perché stan su la terra?
son men graditi gli ori,
perché stanzan sotterra?
Forma in quel basso tetto
il tuo volto, il tuo seno,
un praticello ameno,
e la chioma dorata
un tesoro amoroso;
anzi, a gloria d’Amore,
ciò che vantar non puote altro terreno,
quivi con novi orrori
dov’è giá stato l’ór, miransi i fiori.
In quella bassa terra
sarai tu stabil centro
a cui discenderanno,
se benigna il consenti,
a ritrovar quiete i miei tormenti.
Una io dirò che sia
de le cimerie grotte,
ove, notturno amante,