Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/91

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marcello giovanetti 85

     Or dentro a queste villarecce mura,
libero volse imprigionarsi il fiume,
e sembra sol che di formar s’appaghi
loquaci fonti e taciturni laghi.
     Qui le ninfe de’ liquidi cristalli
con le ninfe de’ monti in schiera accolte,
fabbricando tra lor trecce di balli,
ora in gruppi annodate ora disciolte,
scherzando gìan per quegli ondosi calli
con auree chiome in su le fronti avvolte,
e di mirto e d’allòr frondosi rami
eran del biondo crin verdi legami.
     Giunse fra loro altera donna armata
in sembiante magnanimo e augusto;
ferreo arnese coprìa la fronte aurata,
grave d’asta la man, d’usbergo il busto.
Forse in aspetto tale figurata
Pallade fu nel secolo vetusto,
e dagli anni e da l’arme ancor non doma
nel suo volto esprimea l’antica Roma.
     Per ascoltar costei le gelid’urne
lasciar de’ fonti lor Tetide e Flora;
dagli antri oscuri alzar le membra eburne
la dea casta e la dea che n’innamora;
cessâr da l’opre solite diurne
gli augelli e l’aure mormoranti allora,
e per non fare a lei garrule offese
il corso per udir l’onda sospese.
     — O de l’altro Alessandro emolo altero
disse — e de l’attio sangue inclito pegno,
splendor de l’ostro, cardine di Piero,
aquila lucidissima d’ingegno,
di magnanimitá ritratto vero,
de la nuda virtú ricco sostegno,
de l’antico valor novella prole
e del del de la gloria unico sole;