Pagina:Agabiti - Ipazia la Filosofa, 1910.djvu/25

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Nel XXXIII canto del Paradiso, Dante, nostro padre, ci dice:

Ma già volgeva il mio disiro e il velle,

     Si come ruota ch’egualmente mossa,

     L’amor che muove il sole e l’altre stelle.

Di questo grande Alito animatore della Natura, confessarono l’esistenza in ispecial modo, fra le religioni, il Buddismo, fra i sistemi filosofici lo Spinozismo; ed a lui, sotto il nome di — Ignoto Nume — innalzarono templi non gli Ateniesi soltanto, come è noto, ma perfino gli abitatori dell’America precolombiana.1.

Molto notevole è il fatto che ora a questa idea si ritorni, perchè filosofi e scienziati la trovano atta a spiegare i misteri sempre più profondi della moderna psicologia sperimentale.

Trattando dei fenomeni spiritici, e di quelli stranissimi della divisione, alterazione e moltiplicazione della stessa personalità umana, constatali per mezzo dei fenomeni ipnotici Gaetano Negri, scriveva:

«La coscienza in ognuno di noi è limitata a se stessa, per una legge di ottica psichica, se posso così esprimermi, alla quale non può sottrarsi perchè è condizione della sua esistenza. Noi possiamo vedere questa duplicità di coscienza e di personalità negli altri, non possiamo vederla in noi; ma il vederla negli altri ci assicura che esiste latente anche in noi. Di qui può derivare una conseguenza d’immensa portata, ed è che se cade l’idea ili una coscienza permanente ed una, sorge l’idea di una coscienza permanente la quale accompagna tutte le manifestazioni della vita, o diremo meglio, tutte le manifestazioni dell’universo. Le barriere, i limiti che noi poniamo alla nostra coscienza, sono illusioni, sono la condizioni dell’apparizione della nostra individualità relativa, ma nella realtà quei limiti non esistono punto. Nella realtà forse non esiste se non un’infinita coscienza universale, donde siam venuti e a cui ritorneremo.»2.

Sinesio volle rinunciare a questa filosofia, accettando dai Cristiani della Cirenaica il seggio di vescovo. Poeta gentile, seppe riaffermare i suoi principii con questi versi chiaramente teosofici:

«Vieni a me, lira armoniosa, dopo i canti del vecchio Teone, dopo gli

accenti della Lesbiana, ripeti su di un tono più grave versi che non celebrano

  1. Molina dice che l’Inca Yupanqui «era dotato d’intelligenza tanto Incida» da arrivare a concludere che il Sole non poteva essere il creatore, ma «che ci doveva essere» qualcuno che lo dirigeva; ed a questo supposto creatore fece innalzare alcuni templi. E così pure nel Messico: «Nezahuatl, signore di Tezcuco», deluso nelle preci che aveva rivolto agli idoli riconosciuti, arrivò a concludere che ci doveva essere un Dio invisibile ed ignoto, creatore universale», e fece innalzare un tempilio a sette piani al «Dio Ignoto, alla Causa delle Cause». (v. Herbert Spencer Istituzioni ecclesiastiche, Trad. ital. Città di Castello, Ed. Lapi).
  2. Gaetano Negri, Segni dei tempi, Cap. «Il problema dello spiritismo» p. 367-368.