Pagina:Agabiti - Ipazia la Filosofa, 1910.djvu/24

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Giamblico, fondatore di quella specie di Neoplatonismo detto «Scuola di Siria», crede alla mantica, al culto delle immagini, alla preghiera, alla teurgia; e Proclo di Costantinopoli, campione del Neoplatonismo ateniese (fondato da Plutarco figlio di Nestorio, da Jerocle e da Siriano), non solo insegna magia, ma attesta di essere stato in una vita anteriore il pitagorico Nicomaco, e di avere una missione celeste, quale anello della Catena Ermetica di spiriti, apportatori in terra del mistico sapere.

Infine lo studio delle opinioni dissidenti dalla fede cristiana di Sinesio, ci rivelano il fondo dell’istruzione filosofica ricevuta da Ipazia; riguardando principalmente la dottrina della preesistenza dell’anima al corpo, ritenuta eterodossa allora dai Cristiani. Unità di tutto, monade delle monadi, sovrintelligibile: questo il concetto d’Iddio per Sinesio. Un Dio che sta nelle parti inaccessibili della Natura e che presiede agli dei (angeli) ed a tutte le intelligenze.

Questo Dio, pur animando con la sua potenza ed azione tutto il Creato, trae il Figlio dagli abissi del suo essere: il Figlio che è il raggio più puro della Maestà celeste, e seco eternamente risplende. La creazione è rappresentata come una emanazione continua. L’Intelligenza spirituale e divina che parte dal Padre, discende fino ai baratri tenebrosi e micidiali della materia. L’anima creata, o meglio emanata dall’intelligenza, sorge dalla terra fino a confondersi con Dio; ed a diventare essa pure divina.

Non riscontriamo qui analogie, anzi concetti simili a quelli della Cabbalà ebraica?

La filosofia cabbalistica, riassunta da Adolfo Franck, dal Papus, e da tanti altri scrittori e storici dell’Occultismo, insiste in questo sopra ogni altro principio, tanto che le parole di Giamblico «non possiamo giudicare questa unione divina quasiché dipendesse dal nostro capriccio di ammetterla o di respingerla: noi siamo contenuti in lei, noi ne togliamo tutta la pienezza dell’essere nostro, noi dobbiamo tutto quanto siamo soltanto alla conoscenza degli Dei»1, sembrano di un cabbalista medievale o moderno.

Parimenti l’Universo viene considerato come unità da Sinesio; avendo ogni parte del Cosmo simpatia per le altre; e vivendo tutte compenetrate dall’energia dell’anima universale, la quale vivifica l’intiero Creato.

  1. v. Le livre de Jamblique suz les Mystères. Traduct du grec par Pierre Quillard (éag. 5). Paris, Librairie da l’Art Indépendant, 1895, L. 6,09.