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160 il diavolo nell'ampolla


— Che fenomeni, eh, signora?

La signora rompeva in una delle sue gaie risate e rispondeva:

— E questo è poco! Chi sa in Sirio!

Ma con il collega le cose procedevano diversamente. Era l’arciprete. Meditativi entrambi, don Paolo e Raimondo interrompevano di silenzi e sospiri le discussioni serali e le cognizioni che s’impartivano a vicenda: afflitto don Paolo che alla dottrina dell’amico mancasse la direzione della fede, e malcontento Raimondo perchè all’intelligenza dell’amico mancasse la travagliosa eppur feconda necessità del dubbio.

Alcune settimane dopo la sera che Alfonso aveva mosso al fratello l’oscuro ammonimento — e Alfonso non ne aveva più tenuto parola nè Raimondo se ne era più ricordato — l’arciprete, dalla via, sorprese l’amico una mattina mentre curava i fiori prediletti.

E gli disse piano, timidamente, quasi:

— Ho da parlarle.

Andandogli incontro per il viale che metteva, un po’ di lungo, all’ingresso della strada, Raimondo pensava:

— Don Paolo mi sembra stralunato. Parlarmi di che cosa?