Pagina:Albertazzi - Novelle umoristiche.djvu/248

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234 come finì la modestia

invidia i letterati e gli artisti italiani; perchè, egli dice, in Italia chi ha dei meriti si fa strada da sè solo, e chi non ne ha, non riesce, come in Francia, a spingersi innanzi con l’impudenza della Réclame....

La donna sovrana: — Bada a come parli!

Modestia: — Scusi.... Ripetevo le parole del Claretie.

La donna sovrana: — Tira avanti!

Modestia: — .... Non sapendo più dove andare, se anche in campagna adesso mi odiano, avrei pensato di mettermi per cameriera presso qualche scrittore o artista d’Italia....

La donna sovrana: — Bella idea! Ti credevo ingenua; ma non sino a questo punto. Ah ah!... E non mi conosci?

Modestia: — Non ho questo onore.

La donna sovrana: — Io discendo da quell’imperatrice che un amico della tua famiglia, Giuseppe Parini, osò chiamare «venerabile» per sarcasmo. In America ebbi a padre putativo un certo Barnum; ma, oriunda di Francia, io, come un romanzo di Bourget, sono cosmopolita; tanto che Policarpo Petrocchi m’introdusse senza scrupolo nel suo vocabolario. Mio dominio, il mondo; tutti gli uomini si raccomandano a me, s’arrendono alle mie lusinghe benedicendomi. Io sono la Réclame! La Réclame sono io!

Modestia: — Oh San Francesco!

Réclame: — Tu non mi fuggirai....