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178 Adolfo Albertazzi


liquida! l’aria in bicchieri, l’aria in bottiglie! Non era buffa?

Ma anche il ridere gli sconquassava il cuore. Tacque. Riflettè. Trovò il modo a dimostrar l’errore di quei creduloni: di nuovo per assurdo, da perfetto dialettico.

— Se l’aria, che è un fiato...

— Un gaz, vuoi dire — corresse lo Schiza.

— Se l’aria, che è un gaz, si può ridurre a liquido, il mio liquore, che è un liquido, si potrà ridune a gaz. Bene! Me lo paghereste due soldi, voi, un bicchierino di gaz? E io potrei dire: il mio paz guarisce lo stomaco?

Furono convinti dell’errore, per assurdo? Ma che! Meno che mai!

— Mi fate morire!

E la terza delle più funeste invenzioni...

Era vecchia, ma disgraziatamente se ne discorse la prima volta pochi giorni dopo che Grappaneva aveva tanto sofferto in causa della guardia Peralti.

Si discuteva, a proposito di un truce delitto, intorno alla pena di morte. E Volturno asserì — e gli amici confermarono — che in America hanno una curiosa maniera di punir gli assassini e liberarsene.

Raccolgono due o tre fulmini in una scatola, raccostano al condannato, che senza sospettar di nulla sta a sedere tranquillamente in una poltrona,