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Il vitello 181

IL VITELLO

20 luglio.

Ma sì! Per il mese che potrò restarci in riposo e quiete il luogo mi piace. Pura l’aria che cala dai monti e sale dal fiume; bella la vista dalla mia finestra; fresche le ombre d’intorno: un senso d’antica pace contiene questa vecchia casa dai muri massicci. E i padroni di casa son ricchi d’antico stampo, ricchi che lavorano la terra e mostrano nell’onesta faccia e nei modi franchi una semplicità cordiale. Non ci siamo mai visti prima d’oggi, e ci siamo riconosciuti subito. I due vecchi — il reggitore e la reggitora — m’han chiesto tante scuse non so di che, asserendo per altro che qui starò benone; nè m’han detto d’aver dubitato che rinunciassi a venir da loro perchè ci hanno, in casa, una parente malata. La casa è così grande! E io non debbo darmene pensiero; non debbo nemmen sapere in che camera giaccia quella poverina: debbo godermi senza fastidi la bella campagna, e nessuno mi disturberà. Sono libero! solo!

A Francesco, il padron giovine, che è lui di fatto il reggitore della famiglia o il direttore del-