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Il cane dello zio Prospero 29


— Che vuoi?

— Ho una cosa da dirle; accosti l’orecchio.

— Son qui.

Un lungo attimo di silenzio. E l’Elena sussurrò:

— Non mi attento.

— Ah — egli fece, pentito a un tratto d’essersi abbassato alla serratura —: ti attentavi però ad attaccar i bigliettini al collare del cane!

— Bene, zio! — mormorò pronta la ragazza —: lei adesso può star tranquillo; può rimettere il collare a Top.

Se dal buco della serratura Prospero Marzioli avesse scorto l’universo quale possessione sua, tutta sua, non avrebbe provata tanta gioia!

Rimettere il collare a Top, star tranquillo, non significava forse che l’amoreggiamento era finito? Senza dubbio il Tarelli, dopo la lezione ricevuta dallo zio, aveva rinunciato all’Elena. Quant’era bello adesso il mondo, sebbene dal buco della serratura non si scorgesse più nessuno e non si udisse più nulla!

E ora Prospero Marzioli poteva incontrare Adelmo Marzioli senza timori e senza rimorsi.

L’incontrò poco dopo, che veniva dalla Congregazione. Ma — miracolo! — questa volta parlava prima lui, Adelmo; al solito, però, pacato e conciso.

— Il figlio di Tarelli ha dimandato l’Elena. A San Martino si sposano.