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Le penne del pavone 41


— Mamma! — invocò il piccolo.

— Non aver paura! — ammonì il fratello. — Ci son io; e ti copro con la paglia. Tieni tu le penne.

Gli porse, gli mise nella mano le penne del pavone, e tornò verso l’entrata dov’era un po’ di paglia, in mucchio. E si chinava per raccoglierla, per difendere con essa, dalla tempesta, il fratellino che chiamava la madre e piangeva; e in quell’istante si sentì investir tutto, rapire da una fiammata.

E non capì più nulla.

***

Quando rinvenne, Mario vide che il sole splendeva. Ma aveva l’impressione di non poter più muoversi. Con un terrore folle si sforzò ad alzarsi in piedi, e alzatosi gli parve di sentir il sangue rifluire per ogni vena e d’essere leggero leggero.

— Andiamo via! corriamo a casa! — gridò volto ad Aldo.

Aldo non si mosse. Teneva il capo a terra, contro il braccio sinistro; tendeva l’altro braccio stringendo in mano le penne del pavone.

E Mario gli si avvicinò, lo chiamò più forte.

Non rispose.

Tendeva il braccio destro, irrigidito, quasi volesse rendere al fratello le penne del pavone che il fulmine gli aveva lasciate intatte nella mano.