Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. II, 1966 – BEIC 9707880.djvu/300

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294 epistola consolatoria

aveano vedendo errare e’ suoi, conoscendo le vendette quali erano apparecchiate a’ popoli; onde piangeano e diceano: «Eh che gente prava, piena di biastemme, falsità, furti, omicidi! Non è secco il sangue in terra, che nuovo sangue lo ricopre». Piangeano insieme la rarità dei buoni. Ma per nominarti di loro qualche uno, Ezechieles, immobile in un lato, afflitto e adolorato, giacette clxxxx dì. Voglio esser breve. Di costoro, amicissimi a Dio, e di molti altri quali interlassai, fu niuno a cui non intervenissero quante vedesti, e molte più ch’io non racontai, avversità. Vinserole sofferendo, e stimoronle in sé o legge de’ mortali o volontà di Dio: non le recusorono, ché intendeano giovarli o a imminuire le meritate pene o ad accrescere suoi meriti in etterna gloria. Potrei con costoro raccontarti Iob, contro al quale tutte le miserie e tribulazioni coniurate e infeste s’affaticorono. Nudo e in terra derelitto, destituto, beffato, indegnato, calunniato; niuno refrigerio, niuna parte del suo corpo libera dalle molte piaghe, dal fastidio, dal dolore: nota istoria. E Paulo Apostolo, quale di sé stesso testifica suoi pericoli, non dice: «Non mi dolgo», ma gloriasi averli materia a riconfermarsi a virtù. Potrei adurti quel Demofilo di Crisostomo, quale anni dieci iacea, né avea in sé parte alcuna di vita, altro che quanto per el dolore tremava.

Ma delibero non mi estendere in provar cose a te, omo litteratissimo, notissime. Tanto ti ramento essere tuo debito ripensare a te stesso, e riconoscerti omo nato per sofferire quello sofferano gli altri posti in questa vita de’ mortali; stimarti né di più merito che quale si sia uno di quelli io raccontai, né meno omo che qualunque altro nato e atto a sofferire quello che già soffersero gli altri più giusti e più di te religiosi. Può, adunque, con ricordarti di questi e di loro avversità insieme e colla ragione asseguire quello asseguirebbe el tempo; ché se non domani, l’altro, o poi un altro dì si dimenticherebbe ogni tuo ostinato dolore. Tu con tua virtù, ponendo modo a te stessi, usurpa a te questa lode d’avere acquietato in te l’animo tuo, ed espurgatone ogni perturbazione. Gioveratti insieme redurti a memoria le cose contrarie al dolore, ripensare a quante grazie e doni a te fece Dio. Traducesti tua gioventù sana, lieta, formosa, amata; fra’ tuoi, non