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238 deifira

e irrompe ove mai aresti dubitato, e a uno tempo qui ne viene con quella furia quale in più rami prima si sfogava.

Filarco. Niuna iniqua fortuna, niuno caso avverso mai valse rapire la benivolenza di chi veramente ami. Nè qui sia in argomento altri che te stesso, il quale soffrendo tanto dolore, pure seguiti amando. E quella tua Deifira così verso di te sarebbe certo il simile, se in lei fusse quanto in te fede e fermo amore. Ma qual caso fu questo vostro, tanto da maladirlo?

Pallimacro. Certo sì da maladirlo. Parsegli, Filarco mio, che una e un’altra forse più bella di lei troppo a me si proferisse, quale essa in parte ad altri si proferiva. Parsegli, tristo me, ingiuria del nostro amore, se altri accendeva i suoi lumi al nostro fuoco. Ohimè, quanto son brievi e molto fallaci i dolci spassi d’amore. Parseti, Deifira mia, da credere a chi ti confermava ogni tuo sospetto. Oh miseri amanti, imparate da me, credete a me, il quale molte lacrime e molti dolori hanno in questo già fatto essere maestro. Fuggite tanto male. Tenete e’ gaudi vostri amorosi drento a’ vostri petti ascosi, acciò che invidia alcuna non ve li possa perturbare. E stieno gli occhi vostri sempre volti non altrove se non dove l’animo risiede. Nè mai movete l’usato seggio al già fermo amore. Sia in voi uno solo pensiere, uno solo servire, uno solo amore, se non volete poi com’io adolorati piagnere il vostro errore. E s’io così piango, non avendo errato in altro che solo in non provedere a ogni altrui sospetto, quanta sarà punizione in colui, el quale del suo peccato arà niuna scusa!

Filarco. E questo ancora sarà non poco errore in chi ama, se e’ forse stimerà perfidia non aversi al tutto dedicato a chi verso di lui serva nè fede nè pietà. Stolto chi tende tutti i lacci suoi a uno solo varco. Vuolsi avere più porti dove ridursi da’ contrari venti. E in amare mi piace avere chi me riceva se altri forse mi commiata, Nè può correre se non lento chi non arà con chi e’ gareggi. E vedi quanta utilità qui sarebbe a te, se chi ti si profferiva, avessi da serbare caro la sua parte del tuo amore. Prima tu con arte aresti quegli amori guidati, quanto quello di Deifira, tanto bene e occulto, onde sospetto in lei mai sarebbe fermo; e poi aresti con chi ora giucando dimenticarti ogni altra ricevuta ingiuria. Ma poichè la for-