Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/257

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

de amore 253

te avere l’amore non in tutto suo intero imperio e signoria; e però ti conforto, quanto puoi presto, in tempo ti stolga da tanta quanta te opprimerà ruina, se pur seguiti non repugnare e lungi fuggire ogni trama amatoria, però che tardi poi forse vorrai, non potendo, ritrarti.

Ma né dubito, a distorti da questa tua amatoria impresa, gioverà insieme rimirando trascorrere quale testé sia l’animo tuo, benché poco d’amore acceso. Quale medesimo se tu cognoscerai non poco essere d’ogni passion carico, tanto potrai di te stimare quanto di dì in dì ti senta più sommesso e men forte a reggere tanta ruina di te stesso; e così subito prudente provederai, Paulo mio, a vendicarti in dolce libertà. E negherai tu forse entro al petto tuo vivere una continua cura e sollecitudine, quale dì e notte ardendo te spesso muova a pietà di te stessi, desiderando, espettando varie e molte cose quali, se non amassi, certo averesti in odio altri dicessi in quelle punto te essere sospeso. Unde escono que’ tuoi talora gravi e tanto incesi sospiri? Unde rompono dal tuo petto que’ gemiti tuoi? Unde si muovono que’ tuoi tanti, quando solo siedi o giaci, avolgimenti ora in su questa, ora in su quell’altra gota? Mentre che tu ami, fue mai che tu non aspettassi quella festa posdomani e poi quell’altra, e poi in quel dì quell’ora e quella ancora? E questi tempi tanto da te espettati, vennero essi mai non in tutto altri e contrari a quanto avevi a te persuaso! E se pur così a tuo desiderio tempi lieti e festivi rari accaggiono, tu con grandissimo desiderio aspettasti quella da te amata venissi in mezzo allo spettaculo, ed ella per altro caso o per sua bizzarria non uscì in pubblico. Ahimè! puossi egli esprimere con parole quale in quel dì fussi il tuo animo al tutto misero e troppo tormentato? Che aparecchi, suoni o giuochi, cose ivi maravigliose e agli altri giocondissime, te mossono il dì se non a dolerti desiderando quella, in cui era ogni tuo pensiero e mente altrove alienata? E se ella forse ivi con l’altre venne, ehi quanti sospetti torno te aveano in mille modi sollicito, e tanto più perturbato quanto davi opera coperto potere dolce cambiare con quella tuoi guardi, cenni e parole! Quale occasione e licenza se a te forse era pòrta, perché raro così avviene sanza qualche mezzo