Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/260

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256 de amore

che così disse e così fece, ed eravi il tale, sopragiunse, partissi, tornò, ed io a lei, e poi lui...; e in una novella ti racconta la vita e gesti di tutti i suoi passati, né da lei t’è licito partire se non quando l’arai bene stracca di domandare commiato. E se da te pure ella convinta forse ragiona a’ tuoi propositi, maligna femmina, subito o ti richiede di mille cose, o comincia a dolersi di te, non dico sanza ragione solo, ma certo sanza misura.

Così posso non fare ch’io non ti nieghi che in femmina alcuna a te siano piaceri non puerili e poco degni. E sopra gli altri mi spiace chi lascia le sue altre maggiori faccende per starsi in ciancie contemplando le bellezze d’una femmina linguacciuta e male avvenente. Mira che in donna troverai parte alcuna, se non forse el viso, non bruttissima e laidissima. E la più in quello vagheggiata parte, gli occhi pur sono al continuo frolli e maccaticci, e ’l fronte e le guance lentigginose; i denti, miracolo che in femmina si veggano se non di colore di pettine d’avorio molto vecchio e ben sucido. E sempre gli vedrai l’unghie mal nette, né so quale cagione troppo brutte acolorate. Vergognomi seguire l’altre parti più ascose e più inoneste e oscene; a quali considerando troppo mi maraviglio, quando tu, Paulo mio, uomo civilissimo e pulitissimo, incontri uno altro amante penoso e mesto, tu non subito rida delle sue inezie, o piuttosto prorumpa in lacrime, mosso a compassione di lui e di te stesso, che sì viviate subietti a una vilissima e sporcissima femmina, e lei seguiate con sì pronta fede, e servendo a lei abbiate dedicato ogni vostro pensiero, opera e ingegno. Esco in pruova di questa materia, in quale te lascio ripensare, e pensando te stessi infastidire. Io netto dilibero uscirne, per non mi stendere in quello, per quale io, volendo al tutto nulla trattarne, in tutte mie di sopra a te scritte lettere questa intera materia volentieri e in pruova tacea. Ora, quanto m’è suto tedio averne fatto parola, tanto mi sarà sollazzo e gaudio queste lettere a te giovino, quanto stimo non poco gioveranno, ché già debbi apertissimo scorgere quanto in te amando sieno copie di acerbissime cure e gravissime molestie; piaceri veri niuno, non in tutto a te e a ciascuno studioso indegni e non convenienti.

Ora seguita veggiamo se questa, quale tu tanto ami, per altri