Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/291

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istorietta amorosa 287

il matrimonio lecitamente. E poiché per la maledetta nimicizia paterna non si poteva fare la cosa palese comodamente, bisognava che di notte si facesse, e su quella scala, con la quale lui diceva, per salvare il mio onore, che lui andava a furare, esso doveva salire per la finestra della camera mia e venire a me. Ora, Signori, voi avete inteso il caso. Ippolito è mio marito, e se per andare a dormire con la sua donna si merita le forche, certo lui le merita; se no, io vi domando ragione, e che voi mi rendiate il mio sposo. Altrimenti io appello a Dio e al mondo, chiamando vendetta di tanta ingiustizia, pregando Iddio che con giusti occhi risguardi le vostre inique sentenze e malvagi giudici».

A queste parole li Signori e il popolo rimasono molto maravigliosi, e saputo da Ippolito esser vero tutto quello che la fanciulla diceva, mandati per li padri loro, li quali, inteso il caso, quivi in presenza de’ Signori e del popolo mandaro per molte donne e convitate notabilissime, e fatta una bellissima festa fermarono el parentado, e dove già dugent’anni e’ Bardi e Bondelmonti erano stati nemici a morte, divennono tanto amici per lo parentado che tutti parevano d’uno sangue. Ippolito e Leonora vissono lungo tempo in grandissimi piaceri con allegrezza e consolazione d’amicizia, di roba e di bellissimi figliuoli.

Che, diremo dunque male dell’amore che fu cagione di tanto bene? Certo quella persona che mai non è punta dall’amore, non può sapere che cosa sia malinconia, piacere, animo, paura, dolore e dolcezza.