Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/141

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libro quinto. 119

verso l’esser pietoso. Et però sia a bastanza l’haver fortificato simili edificii con mura, vani, et volte, talmente che colui, che vi è dentro rinchiuso, non ne possa da per se stesso uscire giamai di luogo alcuno; a la qual cosa gioverà molto la grossezza, et la profondità, et la altezza di tal muraglia fatta con Pietre grandi, et durissime, collegate l’una con l’altra con ferro, et con bronzo. Aggiugnici se tu vuoi, le finestre serrate asprissime quasi di travi, o di cose simili; ancorche queste cose sono al tutto di poco valore, et non reggono di maniera che il prigione ricordevole de la libertà, et de la salute sua non le possa rompere facilmente, pur che tu gli lasci mettere ad essecutione le forze portegli da la natura, et da l’ingegno suo. Ma e’ mi pare che coloro n’avvertischino eccellentemente, che dicono, che l’occhio vigilante de le guardie è una prigione adamantina. Ma seguitiamo noi ne le altre cose, i costumi, et gli ordini de gli Antichi. Siaci questo a proposito, che nelle prigioni bisogna che vi siano i destri, et i cammini da potervi far fuoco senza fumo, o puzzo. Oltra di questo a parlare d’una prigione interamente, bisogna ordinarla cosi. Cignerai di mura gagliarde, et alte, senza che vi sieno alcune aperture un tuo spatio in una parte sicura, et non fuor di mano de la tua Città; et affortificheralo con torri, et con ballatoi. Da questo muro a lo indentro verso le mura, dove hanno a stare i prigioni, siaci un vano di due braccia et un quarto, per il quale le guardie camminando la notte possino vietare il fuggire de congiurati prigioni. Lo spatio che resta nel mezo di questo circuito, scompartiscilo in questa maniera. In cambio di Antiporto ordinivisi una sala allegra, dove sieno mandati a stare per forza coloro che hanno bisogno di imparare a vivere: dopo questa, le prime entrate infra il cancello, et gli steccati sieno habitationi, et luoghi per le guardie armate. Dipoi siavi una corte a lo scoperto et di quà, et di là adattati portichi, ne quali sieno più finestre da poter vedere in più stanze. In queste stanze i falliti, et que’ che hanno debito, sieno serrati non tutti insieme; ma disperse si serreranno: in testa vi sia una prigione alquanto più stretta, dove s’habbino a serrare quei che hanno peccati leggieri; più a dentro poi si serrino i prigioni per la vita in stanze più secrete.


De li Edificii privati, et loro differentie: De la Villa, et de le cose da osservarsi nel collocarla, et murarla.

cap. xiv.


IO vengo hora a trattare de gli edificii privati. Io ti dissi altrove, che la casa era una picciola Città. Bisogna adunque considerare nel farla quasi tutte quelle cose, che si aspettano circa il fare di una Città: che ella sia sanissima, habbia tutte le cose, che gli bisognano, porga di se tutte le commoditati, che giovano a vivervi con quiete, con tranquillità, et con dilicatura. Quali sieno tutte queste cose di lor natura, et quali habbino a essere, et come fatte, mi pare in gran parte haverne trattato ne passati libri. Ma in questo luogo preso il principio d’altronde, comincieremo la cosa in questa maniera. Egli è cosa manifesta che la casa privata si debbe fare per amore de la famiglia, accioche ella vi possa stare dentro commodissimamente. Non sarà commoda a bastanza quella casa, se in quella stessa non vi saranno tutte quelle cose, che costoro hanno di bisogno. Grande è il numero delle cose, et de gli huomini in una famiglia, il quale non potrai a tua voglia distribuire ugualmente ne la Città, et ne la Villa. Conciosia che ne le muraglie de la Città, ti accade che un muro d’un vicino, una grondaia, una piazza publica, una strada, et simili cose, quasi tutte ti impediscono che tu ti possa satisfare a tuo modo, ilche a la Villa non ti aviene, percioche tu hai in Villa ogni cosa più libera, et ne la Città più impedita. Adunque si per altre ragioni, si ancora per questa, mi piace distingue-

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