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155

DELLA ARCHITETTURA

di

leon batista alberti

libro settimo.

DELLI ORNAMENTI DE’ TEMPII SACRI.


Che le Mura, i Tempii, le Basiliche furono consecrate a li Dii, et de la regione de la Città, et del sito, et de suoi ornamenti principali.

cap. i.


NOi habbiamo detto che il fabbricare si fa di più parti, et che de le parti alcune son quelle, per le quali tutte le spetie di qual si voglia edificio convengono insieme, come è il sito, le coperture, et simili, et alcune ne sono, mediante le quali gli edificii sono infra loro differenti. Insimo a quì habbiamo trattato de gli ornamenti che a quelle prime si aspettano, al presente tratteremo de gli adornamenti di queste altre, et questo discorso harà tanto grande utilità in se, che non che altro i dipintori accuratissimi investigatori de le cose belle, confesseranno ch’e’ non sia bene mancarne in modo alcuno. Sarà ancora tanto piacevole, non vò dir più: basta che non ti pentirai d’haverlo letto, ma io non vorrei che tu biasimassi, se essendoci proporsti nuovi fini, comincieremo a trattare la cosa da nuovi principii. I primi principii, et le vie adunque ci si dimostrano assai bene, mediante la divisione, il disegno, et la annotatione de le parti, de le quali la cosa in se consiste; Percioche si come in una statua fatta di bronzo, d’oro, et d’argento cosi a la rinfusa, il Maestro vi considera altre cose circa il peso, et lo statuario altre circa il disegno, et altri forse altre cose diverse; cosi noi ancora dicemmo altrove, che queste medesime parti de l’Architettura bisogna che sieno talmente divise, c’habbino un’ordine assai commodo, acciò si possino raccontare quelle cose, che faccino a tal cosa a proposito. Daremo adunque hora fine a quella divisione che principalmente conferisce più a la leggiadria, et a la gratia de gli edificii, che a la utilità, o a la stabilità loro. Ancor che tutte le cosi fatte lodi talmente convenghino infra di loro, che una che ne manchi in qual si voglia cosa, l’altre in la stessa cosa non sieno lodate. Gli edificii adunque sono o publici, o privati. Et i privati, et i publici, sono o sacri, o secolari. Tratterò prima de publici. Gli Antichi collocavano con grandissima religione le mura de le Città dedicandole a uno Dio, che di loro havesse ad havere la tutela. Nè pensavano che si potesse mai secondo il discorso humano da alcuno moderare tanto le cose de mortali, che nel commertio, et confortio de gli huomini non si ritrovasse la contumelia, et la perfidia, et credevano che una Città o per negligentia de suoi, o per invidia de vicini, fusse sempre vicina a gli accidenti, et sottoposta a pericoli, non altrimenti che una Nave nel Mare. Et però credo io che eglino usassino favoleggiando di dire, che Saturno, per provedere a bisogni de gli huomini, haveva già proposti a le Città per capi alcuni Semidei, et baroni, che con la prudentia loro le difendessino: Conciosia che noi non solamente habbiamo bisogno di mura, per difenderci; ma

V 2 hab-