Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/194

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172 della architettura

ma sopra quelle, che non hanno a ricevere sopra di loro frontispicio, si mette sempre. Ma de frontispicii tratteremo dipoi. Et queste furono le cose, che usarono i Dorici. Ma gli Ionici giudicarono et non senza buon consiglio, che sopra le colonne maggiori si dovessino porre architravi più grossi; la qual cosa non senza ragione sarà bene osservare, si come si è fatto ne Dorici. Et per questo effetto giudicarono che si havesse a ordinarle in questo modo: Quando e’ si habbia a fare una colonna alta venti piedi, l’architrave debbe essere alto la tredicesima parte de la lunghezza de la colonna; ma quando e’ s’habbia a fare una colonna lunga venticinque piedi, facciasi alto l’architrave per la duodecima parte de la lunghezza de la colonna. Et se finalmente la colonna havesse a essere lunga trenta piedi, faccisi alto per l’undicesima parte di detta lunghezza; et con questa regola si proceda poi bisognando a le altre. Lo architrave de gli Ionici fuor de la cimasa è fatto di tre fasce, et lo divisono tutto in nove parti, due de le quali ne assegnarono a la cimasa, et disegnarono la cimasa con una goletta; il rimanente dipoi sotto la cimasa divisono in dodici parti, tre de le quali assegnarono a la fascia di sotto, et quattro a la fascia di mezo, et cinque a la fascia di sopra, che viene apunto sotto la cimasa. Furono alcuni che a dette fasce non feciono cimasa alcuna, et alcuni ve la feciono, et di questi furono alcuni, che feciono una gola de la quinta parte, et alcuni che de la settima parte de la sua fascia feciono uno bastoncino. Troverrai oltra di questo che ne gli edificii de gli Antichi simili disegni, et lineamenti furono trasportati et mescolati diversamente da uno ordine ad un’altro, che non ti parranno però da biasimare. Ma sopra tutti gli altri pare che lodassino quello architrave nel quale non era più che due fasce, il quale io credo che sia Dorico, levatone quei duoi regoletti, et quei chiodi. Questo disegnarono in questo modo: Divisono tutta l’altezza in nove parti, una et duoi terzi de le quali ne assegnarono a la cimasa; Et sotto questa ne assegnarono a la fascia del mezo quattro et un terzo, ma a la fascia di sotto lasciarono l’altre tre intere. La cimasa di questo architrave da lato di sopra haveva de la metà del suo spatio un canaletto, o vero guscio con una intaccatura, et de l’altra uno bastoncino; ma a la fascia del mezo sotto la fune detta, fu assegnato per cimasa uno bastoncino de la ottava parte di tutta la fascia, et a l’ultima fascia fu assegnato per cimasa una goletta per il terzo de la sua larghezza; sopra l’architrave posono i correnti, ma le teste di essi non apparivano fuori, come in quelle de Dorici, percioche e’ le segavano al piombo del sodo de lo architrave, et feciono un lavoro coperto d’una tavola continovata che io chiamo fregio, la larghezza del quale è tanto quanto è alto lo architrave che egli ha sotto; usarono di intagliare in questo luogo o vasi, et altre cose appartenenti a sacrificii, o teste di toro scompartite di vano in vano; da le corna de quali pendevano reste di pomi, et di frutte: sopra questo fregio posono per cimasa una gola non mai più alta che per le quattro parti, nè più bassa che per le tre; sopra quella posarono per pavimento il dentello alto per quattro parti, il quale da alcuni fu intagliato, et da alcuni fu lasciato tutto sodo; sopra il dentello posono il bottaccio, o sia pure uno sedile, atraverso dal quale poi eschino fuori i mensoloni, alto per tre parti, et vi intagliarono dentro, gli vuovoli, et sopra questo posono i mensoloni, che coperti da distese tavole sportassino infuori; ma l’altezza di quella tavola, che ritta serve in cambio di gocciolatoio, è alta quattro parti, et quella che adiacere cuopre i mensoloni, è larga sei parti et mezo; sopra questo gocciolatoio fatto di mensoloni, posono embrici alti per due parti, et vi intagliarono dentro o uno bastone, o una goletta: nell’ultimo luogo poi vi era una onda per tre parti, o se pure ti piace di quattro. In questa onda et gli Ionici, et i Dorici intagliavano capi di Leoni, che come doccie mandavano fuori le raccolte acque. Ma si guardavano, che così fatta acqua non


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