Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/200

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178 della architettura

l’entrata del Tempio sia per quanto si può chiara et ornata, et che il didentro dove si passeggia non sia maninconico. Ma il luogo dove si ha a collocare l’Altare, vorrei io che havesse più tosto maiestà, che leggiadria. Torno hora a vani de’ lumi: e’ bisogna ricordarsi di quel che altrove dicemmo, che i vani son fatti del voto de gli stipiti, et del cardinale: gli Antichi non messono mai nè porte, nè finestre se non quadrangolari: ma tratteremo prima de le porte. Tutti i migliori Architettori o Dorici, o Ionici, o Corinthii, fecion sempre le porte più strette da capo che da piede la quattordicesima parte di se stessa. Al cardinale diedero quella grossezza, la quale eglino trovarono in testa de lo stipite, et feciono le linee de loro adornamenti uguali, et simili a l’uno et l’altro, et le congiunsono insieme augnate, et l’ultima cornice, che stà sopra il cardinale de la porta, vollono che andasse alta insino al pari del disopra de capitelli che sono ne’ Portici: Si che in queste cose tutti osservarono quel che noi habbiamo detto: ma ne le altre cose furono molto differenti l’uno da l’altro. Percioche i Dorici divisono tutta questa altezza, cioè dal piano del pavimento sino al palco, in sedici parti, de le quali ne assegnarono a la altezza del vano, da gli Antichi chiamata il lume, dieci parti, et cinque a la larghezza, et uno a gli stipiti: in questo modo gli scompartirono i Dorici. Ma gli Ionici divisono quella prima maggiore altezza, ch’è insino al disopra de capitelli de le colonne, in diciannove parti, de le quali ne assegnarono dodici a la altezza del lume, et sei a la larghezza, et a lo stipite una. Ma i Corinthii le divisono in ventiuna parte, sette de le quali ne assegnarono a la larghezza del vano, et per la lunghezza raddoppiarono detta larghezza, et la larghezza de lo stipite su per la settima parte de la larghezza del voto: in qual si voglia di queste porte gli stipiti furono architravi. Et se io non m’inganno, gli Ionici si dilettarono d’adornare i loro stipiti di tre fasce, come gli architravi, et i Dorici ne levarono i regoletti et i chiodi; et tutti poi per fare le porte più adorne, aggiunsono sopra il cardinale la maggior parte quasi di tutte le leggiadrie de le loro cornici. Ma i Dorici non messono sopra l’architrave i Glifi: ma in quello scambio un fregio largo quanto gli stipiti de l’uscio, et sopra il fregio aggiunsono una cimasa, una goletta, et sopra questa un regolo stietto, cioè dentello, et sopra dipoi gli vuovoli, dipoi i mensoloni coperti con i loro aggetti, et con la loro cimasa, et ne l’ultimo luogo una ondetta, havendo osservate in queste parti le misure secondo quell’ordine di quelle cose, che noi dicemmo ne le architravate de Dorici. Gli Ionici per il contrario non vi messon fregio, come ne l’altre loro architravate; ma in cambio di fregio vi messono un festone di verdi frondi gonfiato, legato con certe fasce di grossezza il terzo manco che l’architrave, sopra del quale posono una cimasa, et un dentello, et gli vuovoli et i mensoloni grossi, coperti con una fascia, ne la fronte, et la sua cimasa, et poi di sopra ne l’ultimo una ondetta. In oltre posono a qual si è l’una de le teste fuor de gli stipiti sotto il gocciolatoio (per chiamarli cosi) certi orecchi, chiamati cosi da begli orecchi de cani, cioè mensole, et su il disegno di questi orecchi simile a una S. maiuscula lunga, che si accartoccia ne le sue teste in questo modo S. et la grossezza di questi orecchi da capo su quanto il festone de le frondi, et da piede più sottile il quarto: la lunghezza di detti orecchi arrivò sino al principio del voto. I Corinthii ne le loro porte trasportarono tutti gli adornamenti de colonnati. Adornansi ancora le porte, et massimo in quei luoghi dove esse hanno a stare a lo scoperto, per non havere a ridire più queste cose altrove, con un portichetto attaccato nel muro in questo modo. Posti che tu harai gli stipiti, et il cardinale, metterai da amendue le bande una colonna tutta tonda, o alcuna volta una meza, le base de le quali stieno discosto l’una da l’altra tanto che gli stipiti infra l’una et l’altra possino stare agiatamente: la lunghezza de le colonne con i capitelli ha da essere apunto tanto, quanto è dal canto de la basa destra,


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