Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/199

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libro settimo. 177

ne le tazze de sacrificii; et quelli, che si usavano ne le coltre che si tengono su per le letta, gli trasportarono ne le volte a spigoli, et in quelle a botte, et però si veggono scompartimenti di quattro, et di otto facce, et simili tirati per la volta con angoli uguali, et con linee equidistanti, et con diritture di linee, et con cerchi, scompartite tanto bene, che e’ non è possibile aggiugnerci cosa alcuna per farle più gratiate. Et faccia questo a nostro proposito, che gli addornamenti de le volte senza dubbio sono cosa dignissima, si quelli, che in molti altri luoghi quasi per tutto si veggono, si quelli massimo, che sono ne la Ritonda fatti di sfondati, i quali in che modo se li facessino, non si truova scritto. Io gli ho usato di fare in questo modo con poca fatica, et con poca spesa: Io disegno i lineamenti de le forme, che io voglio sopra l’armadura de la volta, di quattro, di sei, o d’otto facce, et dove io voglio che le volte sfondino, alzo insino a quella determinata altezza di mattoni crudi murati con terra in scambio di calcina: si che murate queste cose, come monticeli sopra il dorso de la armadura, vi getto poi sopra la volta di mezane cotte, et di calcina, usando diligentia, che dove sarà la volta più sottile, mediante questi sfondati ella si congiunga bene, et si meni legata con le parti de la volta più grosse, et più gagliarde. Fatto che la volta ha poi la presa, et che e’ si lievano le armadure, io cavo del saldo de la volta quei monticelli di loto, et di mattoni crudi, che io vi haveva da prima accommodati, et in questo modo mi riescono le forme de gli sfondati in quella maniera che io havevo disegnato. Torniamo hora al proposito nostro. A me piacerebbe grandemente quel che scrive Varrone, che ne la volta fusse dipinta la forma del Cielo, et una stella mobile, che con la sua lancetta dimostrasse, qual hora fusse del giorno, et che vento ancora tirasse dal lato di fuora: certo che si fatte cose mi piacciono grandissimamente. Dicono che i frontispicii arrecano tanto di grandezza a le fabbriche, che le celesti case del gran Giove, se bene la sù non piove mai, non possono star bene senza il frontispicio. Volendo mantenersi una certa grandezza, i frontispicii si pongono sopra le volte in questo modo: pigliasi non più che la quarta parte, nè meno che la quinta, de la larghezza de la facciata dove è il tuo cornicione, et questa ti serve per il più alto punto del mezo, dal quale habbino a pendere le grondaie del frontispicio: Et sopra quella sommità si pongono certi zoccoli per mettervi sopra statue. Quei zoccoli, che si hanno a porre a le fini de le grondaie, sieno alti quanto il fregio, et la cornice: ma quello, che ha a stare sopra la punta del mezo, sia l’ottava parte più alto che quelli de gli lati. Dicono che Buccide fu il primo che usasse di por le statue sopra i frontispicii per adornamento, et che egli le fece di terra cotta rossa, et dipoi si usò di mettervele di marmo con tutte le tegole et l’altre cose di marmo.


De vani de Tempii, delle finestre, porte, usci; et de membri, et ornamenti loro.

cap. xii.


IVani de le finestre ne Tempii è di bisogno che sieno piccoli et alti, per i quali tu non possa riguardare altro che il Cielo; accioche et quelli, che sacrificano, et quelli, che intorno al sacrificio stanno attenti, non si svaghino per esse punto con la mente. Quello horrore, che da la molta ombra è eccitato, accresce di sua natura ne gli animi de gli huomini una certa veneratione, et la austerità in gran parte è congiunta con la maiestà: oltre a che gli accesi fuochi, che ne Tempii sono necessarii, de’ quali non hai cosa alcuna più degna per honore et ornamento de la religione, ne la troppa luce perdono assai. Et perciò non è maraviglia se gli Antichi alcuna volta si contentarono d’una sola apertura de la porta. Ma io certo loderò grandemente che

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