Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/207

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libro settimo 185

Imperio, collocavano statue et termini, mediante le quali cose dessino inditio di quanto era stato il corso nella lor vittoria, et cosi separavano, et distinguevano le già superate campagne da le altre. Di quì son nate le piramidi, le colonne, et simili altre cose, che servono per segno de le cose passte. Di poi volendo riconoscere Dio per le havute vittorie, consecrarono una parte de la preda alli Dii, diedero in protezione alli Dii le publiche allegrezze, donde ne nacquono gli Altari, le Cappelle, et cosi fatte cose le quali facessero a tal proposito. Deliberarono ancora che e’ fusse bene provedere al nome, et alla posterità, et si affaticarono di contraffare le effigie de gli huomini talmente, che si conoscessino, et che si manifestassino le virtù loro appresso la generatione humana. Di quì andarono ritrovando le spoglie, et le statue, et i titoli, et i trofei; accioche servissino a spandere per il mondo la fama loro. Gli altri discendenti poi non pur solo quelli, che in alcuna cosa hanno giovato alla patria loro; ma i felici et i più fortunati, per quanto egli hanno potuto dimostrarsi, secondo il potere de le loro ricchezze gli sono iti imitando: Ma nel far queste cose diversi diversamente con diversi modi si sono affaticati. Bacco nella fine del suo viaggio nella India pose per suoi termini pietre molto spesse per ordine, et alberi grandissimi con i pedali vestiti di ellera. Vicino a Lisimachia era un grandissimo Altare postovi da gli Argonauti, nel passare che di quivi feciono. Pausania a Hippari sul Mare maggiore collocò un vaso di bronzo grosso sei dita che teneva libbre 225. Alessandro oltre al Mare Oceano vicino al fiume Alceste rizzò dodici Altari di grandissime Pietre riquadrate et vicino al fiume de la Tana cinse tutto lo spatio de li allogiamenti del suo essercito di muro, opera di sessanta stadii, cioè miglia sette et mezo. Dario effendosi accampato presso alli Otrisii sul fiume Artesroo comandò a suoi Soldati che ciascuno gittasse in diversi cumuli un sasso l’un sopra l’altro, i quali essendo assaissimi et grandissimi, veduti poi da posteri gli havessino a inducere a maraviglia. Sesostre nel suo guerreggiare honorando coloro, che come huomini valenti se gli contrapponevano, drizzava in loro memoria una colonna, aggiugnendovi con magnificentia i nomi loro, ma svergognava et vituperava coloro, che come vili senza combattere se gli arrendevano, con fare intagliare nelle Pietre, et nelle colonne per tal memoria sessi femminili. Iasone si faceva Tempii a se stesso in tutte quelle regioni, donde ei passava; i quali dicono che furono tutti disfatti da Parmenione, acciò che in que’ luoghi non rimanesse memoria di nome alcuno, salvo che di Alessandro. Queste erano quelle cose, che costoro facevano mentre che combattevano. Ma acquistata la vittoria, et pacificate le cose, cominciarono a far poi quelle altre. Nel Tempio di Pallade Solerte attaccarono sospesi quei ferri de piedi, con i quali furono legati i Lacedemonii. Gli Eviani non solamente salvarono nel Tempio quella Pietra, con la quale il Re Fimio percosse et ammazzò il Re de Machiensi, ma l’adorarono ancora come un Dio. Gli Egineti dedicarono al Temipo i becchi de le Navi predate alli Inimici. Augusto seguendo le pedate di costoro, poi che ebbe superato lo Egitto, fece quattro colonne de becchi de le Navi, le quali dipoi da Domitiano imperatore furono collocate nel Campidoglio. Iulio Cesare ancora ne arrose due a queste, poi che per Mare hebbe superati i Peni, una su la Ringhiera, et l’altra innanzi alla Curia. A che racconterò io in questo luogo le Torri, i Tempii, le Aguglie, le Piramidi, i laberinti, et simili cose? che hanno raccolte gli Historici. Venne certo a tale lo studio di celebrare se stesso con simili opere, che e’ collocarono ancora le Cittadi per tal conto, et gli imposono i loro proprii nomi per essere noti a’ posteri. Alessandro per lasciar gli altri di gran lunga in dietro, oltre a quella Città che e’ fece imponendoli il nome suo proprio, ne fece ancora una, et gl’impose il nome di Bucefalo suo cavallo. Ma a mio giuditio fu più condecente quel che fece Pompeio, il quale havendo messo in rotta


A a Mi-