Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/224

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202 della architettura

più degne che l’altre, di marmo Macedonico, et di Porfido. La strada che in Bubasti Citta di Egitto andava al Tempio, è molto lodata da gli storici; conciosia che ella passava per il mercato, et era lastricata di Pietre eccellentissime, larga quattro Iugeri, cioè quattrocento ottanta piedi, et di quà et di là vi verdeggiavano arbori grandissimi. In Hierosolima racconta Aristeo ch’erano per la Città alcuni andari stretti, ma molto eccellenti, per i quali i padri, et i più degni camminavano con maggior maiestà, et questo più che per altro primieramente accioche le cose sacre, ch’ei portavano, non fussino (con l’esser tocche da secolari) contaminate. Platone ancora celebra grandemente quella strada, che piena d arcipressi andava da Gnosio insino all’Antro, et al tempio di Giove. Io truovo, che appresso de Romani furono due strade simili, molto eccellentissime, et molto maravigliose, una da la porta insino a la Chiesa di S. Pauolo di circa quindici stadii, cioè un miglio et sette ottavi, et l’altra da Ponte sino a la Chiesa di S. Pietro, di dumila cinquecento piedi, coperte di loggie con colonne di marmo, et con tetto di piombo. Questa sorte di adornamenti son molto convenienti a simili strade. Ma torniamo hora a le strade maestre. De le strade maestre o dentro, o fuori de la Città, se io non m’inganno, il capo et quasi il termine principale è questo: a quelle di terra la porta, et a quelle di mare il porto: Se già ella non fusse una strada sotto terra, come dicono che erano quelle di Thebe in Egitto; per le quali i Re potevano conducere esserciti senza che nessuno de la Città lo sapesse, o quali ancora io truovo che ne erano assai in Latio presso a Preneste, cavate sotto terra da la cima del monte sino a la pianura con artificio maraviglioso. In una de le quali dicono che morì Mario assediatovi dentro. Io truovo, che colui che scrisse la vita di Apollonio, racconta una strada certo di memoria molto degna conciosia che e’ dice che una donna di Media in Babilonia murò una strada larga di Pietre, et bitume sotto il letto del fiume, perla quale a piedi asciutti si poteva andare dal palazzo a la altra casa postali a l’incontro oltre al fiume: ma siaci lecito non credere però cosi ogni cosa a gli historiografi Greci. Torniamo al nostro proposito. Le porte si adorneranno non altrimenti che gli archi trionfali, de’ quali parleremo più inanzi, Il porto si adornerà con farvi atorno larghissime loggie, et rilevate da terra, et con un Tempio celebratissimo alto, et bello, et inanzi al Tempio piazze spatiose, et in esse bocche, statue grandissime, si come se ne veggono in molti luoghi, si come ancora son quelle tre che in simil luogo sono in Rodi, messevi secondo che e’ dicono da Erode. Da gli Historici è celebrato il molo di Samo, che nel porto dicono era alto cento venti piedi, et che si distendeva nel mare per duoi ottavi di miglio. Si che queste cose adorneranno il porto, se elle saranno fatte eccellentemente, et di materia non vile. Ma la strada dentro a la Città, oltre a che e’ bisogna che ella sia ben lastricata, et pulita grandemente, diventerà molto bella se vi saranno i portici fatti per tutto ad un modo, et casamenti di quà et di là tutti tirati ad un filo, et non alti più l’uno che l’altro: ma le parti di essa strada che si debbono adornare, son queste: Il ponte, il riscontro di più strade, et lo spettacolo, il quale spettacolo non è altro che una piazza con gradi atorno. Comincierommi adunque dal ponte, essendo egli principalmente una potissima parte di strada. Le parti del ponte sono le pile, gli archi, et il lastricato. Sono ancora parti del ponte la strada del mezo, per la quale passano le bestie, et quei piani di quà, et di là rilevati, su per i quali passano i Cittadini con le vesti, et le sponde ancora, et in alcun lato i tetti, come era già il ponte più di tutti gli altri eccellentissimo de la mole di Adriano, cosa per dio degna di memoria: Le Reliquie del quale per dire cosi, solevo io sguardare non senza gran reverentia. Conciosia che egli era coperto d’uno tetto che era retto da quarantadue colonne di marmo, con architrave, fregio, et cornice, coperto di bronzo, et adornato maravigliosamente. Faremo il ponte ugualmente largo


quan-