Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/236

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214 della architettura

dentro maggiori lumi che si potesse. Ma ne la loggia da destra, et in quella da sinistra de luoghi da passeggiare si accomodavano medesimamente altri gradi da sedere difesi da venti di fuori, i quali ricevevano da lo scoperto del cortile, il Sole da mattina, et quello dopo mezo giorno, et i disegni di cosi fatti gradi erano di variate sorti, percioche alcuni se ne facevano a mezo cerchio, alcuni con linee diritte, amenduoi corrispondenti al cortile, et a le loggie con proportione determinata: la larghezza di tutta questa opera era per la metà de la sua lunghezza; la quale larghezza si divideva in otto parti, sei de le quali se ne assegnavano al cortile scoperto, et una per uno a ciascuno de portici: ma dove e’ facevano i gradi da sedere in mezo cerchio, il loro diametro pigliava allhora per i duoi quinti del cortile, ma il muro di dietro del portico si faceva aperto con alcune entrate da potervi passare per andar a federe. L’altezza del mezo cerchio di questi gradi da sedere, ne le opere grandi era quanto la sua larghezza: ma ne le opere minori era alta per una larghezza et un quarto. Sopra il tetto de la loggia rincontro al mezo cerchio, et de’ gradi da sedere, si aprivano in alto finestre per le quali entrava il Sole, et i lumi molto gagliardi nel mezo cerchio. Ma se i gradi si facevano quadrati, allhora si facevano il doppio più larghi che il portico: Et la loro lunghezza era per due de le sue larghezze. Io chiamo in questo luogo lunghezza quella, che va giu per il lungo de la loggia, di modo che a coloro che entrano da man destra in questi gradi da sedere, verrà la lunghezza di questi gradi a esserla da la sinistra, et a quelli che v’entrano da la sinistra, ad essergli da la destra. Infra le opere publiche ancora s’intende la loggia de litiganti, de giudici minori, la quale facevano in questo modo: La sua grandezza era secondo la dignità de la Città, et del luogo assai grande, et eranvi giu per le loggie appicate per ordine alcune camere, ne le quali si dava fine a le facende secondo il parere di quei che vi stavano dentro. Questi edificii che io ho racconti insino a quì, pare che sieno veramente i publici, conciosia che et la plebe, et i Senatori insieme liberamente per tutto vi si potevano ritrovare, et intervenire. Ma de publici ce ne sono ancora de gli altri, che non si aspettano se non a’ Cittadini principali, et a quei che governano lo Stato, come è il luogo dove si raguna il consiglio, la curia, et il Senato, de’ quali dobbiamo trattare al presente.


De lo adornare i luoghi del Consiglio, et le Curie; de Boschi, de le Città, de luoghi da notare, de le Librerie, de le Scuole, de le Stalle, de gli Arzanali, et de gli strumenti Matematici.

cap. ix.


PLatone voleva che ’l luogo dove s’haveva a ragunare il consiglio, fusse uno Tempio. I Romani havevano un luogo determinato, che lo chiamavano Comitio. A Ceraunia era un bosco folto sacrato a Giove, dove gli Achei si ragunavano a discorrere le cose de lo stato loro; molte altre Città facevano i loro consigli nel mezo de la piazza. A Romani non era lecito ragunare il Senato, se non in luogo determinato da gli augurii, et il più de le volte si ragunavano ne’ Tempii. Dipoi usarono di fare le curie, et Varrone dice che elle erano di due sorti, una dove i Sacerdoti attendevano a le cose Ecclesiastiche, l’altra dove il Senato dava ordine a le cose secolari. De la proprietà di qual s’è l’una di queste non ho io cosa certa, ma noi possiamo bene andare conietturando che questa fusse simile al Tempio, et quella più simile a la Basilica. La curia de Sacerdoti adunque sarà in volta, et quella de Senatori sarà col palco. In amendune gli huomini da consiglio, hanno ricerchi a dire il parer loro, et perciò bisogna havere rispetto a modi de le voci; per tanto bisogna che

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