Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/253

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libro nono. 231

di quà, et uno di là, duoi occhi, et due nare del naso ugualmente, ma nel mezo poi collocò un vano solo, et largo: et quello fu la bocca. Ma infra quelli numeri o pari, o caffi, ce ne sono alcuni che alla natura sono più famigliari che gli altri, et più celebrati appresso de savi, che gli altri: I quali sono stati usurpati da gli Architettori come loro peculiari, per questo conto, massimo che e’ par che gli habbino in loro un certo che, per il quale sono stimati degnissimi. Conciosia che tutti i Filosofi affermano che la natura da principio consiste in numero ternario; et il numero quinario quando io vò esaminando le tante cose, tanto varie, et tanto ammirabili, che osservano in loro il numero del cinque, o che sono discese dal numero quinario, come sono le mani de gli huomini, non senza ragione acconsento di dire, che sia cosa divina, et consegrata alli Dii de le arti, et a Mercurio principalmente: et è cosa manifesta, che Dio ottimo grandissimo si diletta grandissimamente del numero del sette, havendo egli poste in Cielo sette stelle erranti, et havendo voluto che dell’huomo sua ricchezza et delitie, il crearsi, il farsi, il crescere, et il confermarsi, et simili altre cose, si riduchino tutte, et habbino riguardo a questo numero settenario. Aristotile dice che gli Antichi non imponevano nome al figliuolo, che fusse lor nato se non in capo al settimo giorno, quasi che insino à quel giorno non fusse destinato alla salute. Conciosia che il seme nella matrice, et il fanciullo poi che è nato, portano grandissimo pericolo, sino al settimo giorno. De numeri in caffo celebrano ancora il nove, secondo il qual numero l’artifitiosa natura fece le spere del Cielo, et i Medici dicono ch’egli è cosa manifesta, che la natura si è contentata di usare, et di servirsi di una nona parte d’un tutto nelle cose grandi. Conciosia che il quaranta sia circa la nona parte di tutti i dì dell’anno secondo il corso del Sole; et Hippocrate dice che in quaranta giorni la creatura piglia la forma nel ventre de la gravida. Oltra di questo noi veggiamo che quasi in tutte le malattie gravi si torna alla sanità in capo a quaranta giorni. In simil tempo restano di purgarsi quelle che si sono ingravidate, se sono gravide di putto maschio, et poi ancora ch’elle haranno partorito un putto maschio, in capo a quaranta giorni cominciano a purgarsi di nuovo; et dicono che il putto da che egli è nato, mentre starà desto non riderà mai, ne mai gitterà lagrime se non in capo a quaranta giorni, ma che bene dormendo si è visto che fanno l’uno, et l’altro. Et questo basti de numeri in caffo. De numeri pari ci sono stati alcuni infra i Filosofi che dicono che il numero quaternario era consecrato alla divinità, et per questo hanno voluto che se gli presti, et aggiusti grandissima fede, et dicono che il numero del sei infra i rarissimi è molto perfetto, come quello che si fa di tutte le sue parti intere.


1. 1. 1. 1. 1. 1. 1. 2. 3. 1. 5. 2. 2. 2.
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2. 4. 3. 3.
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Et è cosa chiara, che lo otto ha una grandissima forza nella natura de le cose. Noi non veggiamo salvo che in Egitto, che chi nasce nello ottavo mese viva, anzi la madre che vi partorisce nell’ottavo mese, et se le muoia il parto, dicono che hà a morire ancor’essa, et che se il padre userà con la moglie nell’ottavo mese, diventerà il fanciullo pieno di scabbia, et harà la cotenna brutta, et scabrosa et molto schifa. Credeva Aristotile che il numero del X. fusse più perfetto di tutti gli altri forse per questo che e’ dicono che il quadrato suo si adempie dal ragunare insieme quattro continovati cubi. Si che da queste cose si mossono gli Architettori a servirsi di questi numeri, ma non hanno già passato


quan-