Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/252

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
230 della architettura

scambievolmente l’uno allo altro al far la cosa bella. Di qui nasce, che quando o per la vista, o per lo udito, o per qual’altro modo, ei si rappresenta allo animo alcuna cosa, subito si conosce la leggiadria. Conciosia che naturalmente desideriamo le cose ottime, et con piacere a quelle ci accostiamo: ne si truova la leggiadria in tutto il corpo, o nelle membra, più che in se stessa, et nella natura, talmente che io dichiaro ch’ella è congiunta con l’animo et con la ragione, et hà larghissimo campo, per il quale ella può essercitarsi, et fiorire, et abbraccia tutta la vita et tutti i modi de gli huomini, et viengli per le mani la natura di tutte le cose. Tutto quello certo che produce la natura, tutto si modera secondo gli ordini de la leggiadria. Ne hà studio alcuno maggiore la natura, che il fare che le cose ch’ella harà prodotte, sieno perfettamente finite. Il che non verria fatto, se se ne levasse la leggiadria, conciosia che il principale consenso de le parti che opera, mancherebbe; ma sia detto di queste cose abbastanza. Le quali se son chiare abbastanza, possiamo haver deliberato in questo modo: Che la bellezza è un certo consenso, et concordantia de le parti, in qual si voglia cosa che dette parti si ritrovino, la qual concordanzia si sia havuta talmente con certo determinato numero, finimento, et collocatione, qualmente la leggiadria cioè, il principale intento de la natura, ne ricercava. Questo è quel che vuole grandemente la Architettura. Con questo si procaccia ella dignità, gratia, et autorità, et per questo è in pregio. Per il che conoscendo i nostri Antichi da la natura de le cose, che tutto quello che io hò racconto di sopra, era in fatto cosi, et non dubitando punto, che faccendosi beffe di simil cose, non poteva in modo alcuno intervenir loro di far cosa alcuna che fusse o lodata, o honorata, giudicarono che e’ bisognava che e’ cercassino di immitare la natura ottima artefice di tutte le forme, et per questo andorno raccogliendo per quanto possette la industria de gli huomini, le leggi, le quali ella haveva usate nel produrre le cose, et le trasportarono alle cose da edificarsi. Considerando adunque quel che la natura usasse circa il corpo intero, et circa qual s’è l’una de le parti, conobbono da primi principii de le cose, che i corpi non erano composti sempre di parti o membri uguali; per il che interviene che i corpi sono prodotti da la natura, alcuni più sottili, alcuni più grossi, et alcuni mediocri. Et considerando, che uno edificio era differente dall’altro, mediante il fine a che egli era fatto, et il bisogno a che haveva a servire, si come ne passati libri raccontammo, bisognava per questo che si facessino variati. La onde avertiti da la natura trovarono tre maniere di addornare le case, et gli imposono i lor nomi, cavati da quelle cose, de le quali o questi o quegli si dilettassino, o per avventura da le cose, secondo che le trovavano. Uno di questi fù più pienamente atto alla fatica, et al durar quasi eterno, il quale ei chiamarono Dorico; un altro più sottile, et piacevolissimo, et lo chiamarono Corinthio; et uno mediocre quasi composto dell’uno, et dell’altro, et lo chiamarono Ionico. Si che intorno a un corpo intero andorno esaminando cose simili. Dopo queste cose havendo considerato che quelle tre cose che noi raccontammo, conferivano molto, et massimo a conseguire la bellezza, cioè il numero, il finimento, et la collocatione, et come quelle tre cose si havessino ad usare, trovarono dal compensare le opere de la natura, cavati i principii secondo ch’io mi penso da questo. Percioche da esso numero conobbono la prima cosa che era di due sorti, cioè il pari et il caffo, et si fervirono dell’uno, et dell’altro, ma in un lato de l’uno, et in un lato de lo altro; imperoche nelli ossami de li edificii seguitorno la natura; cioè nel porre de le colonne, et de le cantonate, et simili, non le posono mai se non in pari, conciosia che tu non troverrai mai animal nessuno che stia fermo, o che vadia con i piedi in caffo. Ma i vani per il contrario non posono mai se non in caffo conciosia che egli è manifesto che la natura anchor ella hà fatto il simile, percioche alli animali fece ella uno orecchio


di