Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/270

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248 della architettura

noi che Bura, et Elide, una da una apertura de la terra, et l’altra dall’onde furono summerse, et che la Palude Tritonide disparve in uno stante, et per il contrario appresso alli Argivi essere in un subito apparsa la Palude Stinfalida, et appresso a Teramene nacque in un subito una Isola con acque calde, et infra Tyresia, et Thera nacque nel Mare una fiamma, che durò quattro dì interi ad abbruciare, et ad ardere il Mare tutto, et dipoi rimanervi una Isola di dodici stadii, nella quale i Rodiani edificarono il Tempio a Nettuno Defensore, et in alcuni altri luoghi essere multiplicati tanto i topi, che dipoi ne successe la peste, et da li Spagniuoli furno mandati Imbasciadori al Senato, i quali chiedessino soccorso contro le iniurie de Conigli, et molte altre cose simili a quelle, che noi raccogliemmo in quello opuscolo, che si chiama Theogenio. Ma non tutti i difetti. che procedono d’altronde, sono però inemendabili, nè anche i difetti che nascono da lo Architettore, son però tutti atti a potersi emendare; conciosia che le cose guaste totalmente, et depravate per ogni conto, non si possono emendare. Quelle ancora, che stanno di maniera, che non si possono migliorare, se non si rivoltano sozzopra tutte le linee, esse certo non si rimediano; ma più presto si rovinano per farvene di nuovo de le altre. Ma io non attendo a questo. Noi andren dietro a quelle, che mediante la mano si possorto migliorare, et fare più commode, et innanzi tratto andremo alle publiche, de le quali la maggior, et la più importante, è la Città, o più presto se e’ ci è lecito il dir cosi, la regione de la Città. La regione nella quale il mal diligente Architettore harà posta la sua Cittade, harà forse questi difetti da essere emendati. Percioche o ella sarà mal sicura, mediante le subite scorrerie de nimici, o ella sarà sotto un’aria cruda, et poco sana; et quelle cose di che si harà bisogno, non vi si genereranno a bastanza. Tratteremo adunque di questi. A partirsi di Lydia per andare in Cilicia vi è un cammino molto stretto fatto da la natura infra i monti, di modo che tu dirai che ella habbia voluto fare una porta alla provincia. Ne le fauci del giogo, da Greci chiamate Porte, vi è ancora un viaggio, che tre armati lo guardano, con una via scoscesa da spessi rivi di acque hora in qua, hora in là, che cascano da le radici de monti: simili a queste sono nella Marca le Rocche scoscese che il vulgo chiama Fossoombrone, et molte altre in altri luoghi. Ma simili passi non si truovano per tutto fatti, dove tu vorresti, da la natura. Ma e’ par bene che in gran parte si possino fare imitando la natura. Il che in molti luoghi feciono i savi Antichi. Percioche per render il paese sicuro da le scorrerie de nimici, si ordinarono in questa maniera. Racconterò alcune cose de le grandi, fatte da huomini eccellentissimi, con brevità, le quali faranno a nostro proposito. Artaserse presso allo Eufrate fece infra se, et il nimico una fossa larga sessanta piedi, et lunga diecimilia passi. I Cesari, quali uno fu Adriano, feciono un muro per Inghilterra lungo ottanta miglia, col quale e’ dividessero i campi de Barbari da quelli del popolo Romano. Antonino Pio ancora fece nella medesima Isola un muro di Piote. Severo doppo costui a traverso de la Isola da l’un capo allo altro fino al Mare fece uno argine di cento ventiduo mila passi. Appresso alla Margiana provincia de la India Antioco Sotere, dove egli edificò Antiochia, cinse la provincia intorno di un numero lungo. 1500. stadii. Et Sesose lungo lo Egitto verso la Arabia fece un muro, da Pelusio sino alla Città del Sole, la quale ei chiamano Thebe, per luoghi diserti di stadii medesimamente 1500. I Neritoni appresso a Leucade conciosia che ella fusse già terra ferma, tagliato il Monte, et introdottovi il Mare la feciono diventare Isola. Et i Calcidensi, et i Beotii feciono uno argine nel canale, mediante il quale l’Isola di Negroponte si congiugnesse alla Beotia, accioche elle si soccorressino l’una l’altra. Vicino al fiume Ossio Alessandro vi fece sette terre, non molto lontane l’una da l’altra, acciò ne gli accidenti subitani de nimici si potessino soccorrere l’una l’altra. Chiamavano Tirse certi alloggiamenti ch’e’ facevano affortificati


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