Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/313

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libro primo. 291

di maniera, che gli angoli uguali da amendue le parti rispondino a gli angoli che son loro a canto: et veramente per quanto si appartiene a questo raggio centrico, è cosa verissima che questo di tutti i raggi è il più fiero, et di tutti vivacissimo. Ne si può negare che nessuna quantità apparirà mai alla vista maggiore, se non quando il raggio centrico sarà in essa. Potrebbensi raccontare più cose de la possanza et dell’officio del raggio centrico. Ma questa sola cosa non si lasci indietro, che questo raggio solo è fomentato da tutti gli altri raggi che se lo hanno messo in mezo, quasi che habbino fatta una certa unita congregatione per favorirlo, talmente che si può a ragione chiamare il capo et il principe de raggi. Lascinsi in dietro le altre cose che parrebon più tosto appartenersi alla ostentatione de lo ingegno, che convenienti a quelle cose noi habbiamo ordinato di dire: molte cose ancora si diranno de raggi più comodamente a luoghi loro. I raggi mezzani de lo ottangolo si posson chiamare una piramide di otto facce dentro ad una piramide di quattro facce. Fig. 7. Et basti in questo luogo haver racconto quelle cose per quanto comporta la brevità de commentarii, per le quali non è alcuno che dubiti, che la cosa stà in questo modo; il che io credo si sia mostro a bastanza, cioè che mutatosi di intervallo, et mutatasi la positura del raggio centrico, subito appare che la superficie si sia alterata. Imperoche ella apparirà o minore, o maggiore, o mutata secondo lo ordine che havranno infra di loro le linee, o gli angoli. Adunque la positura del raggio centrico, et la distantia conferiscono grandemente alla vera certezza de la veduta. Ecci ancora una altra certa terza cosa, mediante la quale le superficie appariscono a chi le risguarda, disformi et varie. Et questo è il ricevimento de lumi. Imperoche ei si può veder nella superficie sferica et nella concava, che se ei vi sarà un lume solo, la superficie da una parte apparirà alquanto oscura, et da la altra parte apparirà più chiara. Et dal medesimo intervallo primiero, et stando ferma la positura del raggio centrico primiera, pur che essa superficie venga sottoposta da un lume diverso dal primo, tu vedrai che quelle parti de la superficie che al primo lume apparivano chiare, hora mutatosi il lume appariranno scure, et le oscure appariranno chiare. Et oltre a questo se vi saranno più lumi a torno, appariranno in cosi fatte superficie diverse oscurità, et diverse chiarezze, et varieranno secondo la quantità et le forze de l’armi. Questa cosa si pruova con la esperienza. Tav. 2. Fig. 1. e 2. Ma questo luogo ne avertisce, che si debbino dire alcune cose de lumi, et de colori. Che i colori si variino, mediante i lumi, è cosa manifesta; conciosia che qual si voglia colore non apparisce nell’ombra allo aspetto nostro, tale quale egli apparisce quando egli è posto a raggi de lumi. Imperoche l’ombra mostra il colore offuscato, et il lume lo fa chiaro et aperto. Dicono i Filosofi, che non si può vedere cosa alcuna, se ella non è vestita di lume, et di colore, et però è una gran parentela infra i colori et i lumi, a far la veduta; la quale quanto sia grande si vede da questo, che mancando il lume, essi colori ancora diventando a poco a poco oscuri mancano ancor essi, et ritornando la luce o il lume, ritornano ancora insieme con quella i colori alla veduta nostra mediante le virtù de lumi. La qual cosa essendo cosi, sarà bene la prima cosa trattare de colori, et dipoi andremo investigando in che modo i detti colori si variino mediante i lumi. Lasciamo da parte quella disputa Filosofica, mediante la quale si vanno investigando i nascimenti et le prime origini de colori. Imperoche che importa al Dipintore lo haver saputo, in che modo il colore si generi dal mescolamento del raro et del denso, o da quel del caldo, et del secco, o da quello del freddo et del humido? Ne disprezzo io però coloro che filosofando disputano de colori in tal modo, che essi affermano che le spetie de colori sono sette, cioè, che il bianco et il nero sono i duoi estremi, infra i quali ve n’è uno nel mezo, et che infra ciascuno di questi duoi estremi, et quel del mezo, da ogni parte ve ne sono duoi altri: et perche l’uno di questi duoi si acco-


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