Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/317

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libro primo. 295

perche noi haremo a dipignere più diverse superficie che non saranno ugualmente distanti, dobbiamo di queste far più diligente investigatione, accioche si esplichi qual si voglia ragione del taglio. Et perche sarebbe cosa lunga et molto difficile et oscurissima in questi tagli de triangoli et de la piramide narrare ogni cosa secondo le regole de Matematici; però parlando secondo il costume nostro come Pittori, procederemo. Racontiamo brevissimamente alcune cose de le quantità che non sono ugualmente lontane, sapute le quali ci sarà facile intendere ogni consideratione de le superficie non ugualmente lontane. De le quantità adunque non ugualmente lontane ne sono alcune di linee simili in tutto a raggi visivi, et alcune, che sono ugualmente distanti da alcuni raggi visivi: le quantità simili in tutto a raggi visivi, perche elle non fanno triangolo, et non occupano il numero de raggi, non si guadagnano perciò luogo alcuno nel taglio. Ma nelle quantità ugualmente distanti da raggi visivi, quanto quel angolo maggior ch’è alla basa del triangolo, sarà più ottuso, tanto manco di raggi riceverà quella quantità, et però harà manco di spatio per il taglio. Noi habbiam detto che la superficie si cuopre di quantità, et perche nelle superficie spesso accade, che vi sarà una qualche quantità, che sarà ugualmente lontana dal taglio, et l’altre qualità de la medesima superficie non saranno ugualmente distanti; per questo avviene che quelle sole quantità che sono ugualmente distanti nella superficie, non patiscono nella Pittura alteratione alcuna. Ma quelle quantità che non saranno ugualmente lontane, quanto haranno lo angolo più ottuso che sarà il maggiore nel triangolo alla basa, tanto più riceveranno di alteratione. Finalmente a tutte queste cose bisogna aggiugnere quella opinion de Filosofi, mediante la quale essi affermano, che se ’l cielo, le stelle, i mari, i monti, et essi animali, et dipoi tutti i corpi, diventassino per volontà di Dio, la metà minori ch’ei non sono, ci averebbe che tutte queste cose non ci parrebbono in parte alcuna diminuite da quel ch’elle hora sono, peroche la grandezza, la picolezza, la lunghezza, la cortezza, l’altezza, la bassezza, la strettezza, et la larghezza, la oscurità, la chiarezza, et tutte l’altre cosi fatte cose che si posson ritrovare, et non ritrovare nelle cose, i Filosofi le chiamaron accidenti: et sono di tal sorte che la intera cognition di esse si fa mediante la comparatione. Disse Virgilio che Enea avanzava di tutte le spalle tutti gli altri huomini. Ma se si facesse comparation di costui a Polyfemo, ci parrebbe un Pigmeo. Dicono che Eurialo fu bellissimo, il qual se si comparasse a Ganimede rapito da Giove, parrebbe brutto. In Spagna alcune fanciulle son tenute per candide, le quali in Germania sarebbon tenute per ulivigne et nere. L’avorio e l’argento son bianchi di colore, e nondimeno se se ne farà paragone con i cigni, o con i bianchi panni lini, parranno alquanto più pallidi. Per questo rispetto ci appariscono le superficie nella Pittura bellissime et risplendentissime, quando in esse si vede quella proportione dal bianco al nero, ch’è nelle cose stesse da i lumi all’ombre. Si che tutte queste cose si imparano, mediante il farne comparatione. Conciosia che nel fare paragone de le cose, è una certa forza, per la quale si conosce quel che vi sia di più, o di meno, o d’uguale. Per il che noi chiamiamo grande quella cosa ch’è maggiore d’una minore; grandissima quella ch’è maggiore de la grande; luminosa quella ch’è più chiara che l’oscura; luminosissima quella che sia più chiara de la luminosa. Et si fa veramente la comparatione de le cose alle cose che prima ci sieno manifestissime. Ma essendo l’huomo più di tutte l’altre cose al huomo notissimo, disse forse Protagora che l’huomo era il modello et la misura di tutte le cose, et intendeva per questo che gli accidenti di tutte le cose si potevano et bene conoscere, et farne comparationi con gli accidenti del huomo. Queste cose ci amaestrano a questo, che noi intendiamo che qualunque sorte di corpi noi dipigneremo in Pittura, ci parranno grandi et picoli secondo la misura de gli huomini che quivi saran dipinti. Et questa forza de la compara-


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