Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/332

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310 della pittura

giamo il medesimo quando qualcuno distesa la mano sostiene qualche peso, che con l’altro piede come che si sia fermo il fuso de la bilancia, si ferma allo incontro con tutta la altra parte del corpo per contrapesar il peso. Io ho avertito che il capo di uno che sta ritto in piede, non si volta mai più su, che per quanto ei vega con gli occhi il mezzo del cielo, ne si volge anco mai in alcun degli lati più che tanto quanto che il mento gli batterà sopra le ossa de le spalle; et in quella parte del corpo che noi ci cinghiamo, a gran pena ci volgiamo mai tanto che la spalla venga per diritta linea sopra il bellico. I moti de le gambe et de le braccia sono alquanto più liberi, purche non impedischino le altre honeste parti del corpo, et in queste ho considerato nella natura che le mani per lo più non si alzano sopra il capo, ne il gomito sopra le spalle, ne si alza il piede sopra il ginocchio, ne il piede si allontana mai dal piede, se non per lo spatio di un piede. Ho veduto oltra di questo, che, se noi alzeremo in alto alcuna de le mani, tutte le altre parti di quel lato insino al piede van seguitando quel moto, tal che sino al calcagno di quel piede si rilieva dal pavimento, mediante il moto di esso braccio. Sono infinite cose simili a queste, le quali avertirà il diligente maestro, et forse quelle che io ho racconte insino a qui, sono cosi manifeste insino ad hora, che possono parere superflue. Ma non le ho lasciate indietro perche io ho visti molti errare in questa cosa grandemente. Le attitudini et i moti troppo sforzati esprimono et mostrano in una medesima imagine, che il petto et le reni si veggono in una sola veduta, il che essendo impossibile a farsi, è ancora inconvenientissimo à vedersi. Ma perche questi tali senton che quelle imagini paiono maggiormente più vive, quanto più fanno sforzare attitudini di membra, però sprezzata ogni dignità de la Pittura, vanno imitando in cio quei moti de giucolatori. La onde non solo le opere loro sono ignude, et senza gratia, o leggiadria alcuna, ma esprimono ancora il troppo ardente ingegno del Pittore. Debbe la Pittura haver moti soavi et grati, et convenienti a quel che ella vuole rappresentare. Apparisca nelle fanciulle il moto et la habitudine venerabile, l’ornamento leggiadro et semplice condecente alla età, la positura sua habbi più tosto del dolce, et del quieto, che de lo atto alla agitatione. Ancor che ad Homero dietro al quale andò Zeusi, piacque ancora nelle femine una bellezza gagliardissima. Apparischino ne giovanetti i moti più leggieri et più giocondi, che dien segno di animo et di forze valorose. Apparischino ne gli huomini i moti più fermi, et attitudini belle, atte ad uno veloce menar di braccia. Ne vecchi apparischino tutti i moti tardi, et siano esse attitudini stracche, tal che non solo si reghino sopra amenduoi i piedi, ma si appoggino a qualche cosa con le mani: et finalmente riferischinsi secondo la dignità di ciascuno tutti i moti del corpo a quegli affetti de gli animi, che tu vorrai rapresentare. Dipoi finalmente egli è di necessità che le significationi de le grandissime passioni de gli animi apparischino et si esprimino grandissimamente in essi corpi. Et questa regola de’ moti, et de le attitudini, è molto commune in qual si voglia sorte di animali. Conciosia che non sta bene, che un bue che serve ad arare, faccia le medesime attitudini, che il generoso cavallo di Alessandro, Bucefalo. Ma quella tanto celebrata figliuola di Inaco, che fu convertita in Vacca, dipigneremo forse noi comodamente, come che ella corra con la testa alta, con i piedi alzati, et con la coda torta. Basti havere scorse queste cose brevemente de moti de gli animali. Ma perche io penso, che tutti questi moti, de quali habbiamo parlato, sieno ancora necessarii quanto alle cose inanimate, nella Pittura, io penso che sia bene trattare in che modo esse si muovono. Imperoche i moti et de capegli, et de le chiome, et de rami, et de le frondi, et de le vesti espressi nella Pittura dilettano ancora essi. Io certamente desidero, che essi capegli rappresentino tutti a sette quei moti che io ho racconti. Imperoche avvolghinsi in giro facendo un nodo, sparghinsi in aria immitando le fiamme,


va-