Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/333

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libro secondo. 311

vadino hora serpeggiando sotto altri capelli, hora si rilievino in verso questa et quella altra parte: Sieno ancora i piegamenti de rami et i lor concavi con arco vedo lo alto; parte ritornino in dentro, parte si avvolghino a guisa di fune. Et questo medesimo accaggia nelle pieghe de panni, che si come da un troncone di uno albero nascono in diverse parti molti rami, cosi da una piega naschino molte pieghe, come dal troncone i rami: et in queste medesimamente si veghino tutti i moti, tal che non vi sia alcuna piega di panno nella quale non si ritruovino quasi tutti i detti moti. Ma sieno tutti i moti, il che io avertisco spesso, moderati et dolci, et mostrino più tosto di loro gratia che maraviglia de la fatica. Ma poi che noi vogliamo che i panni sieno atti a moti, et essendo i panni di lor natura gravi, et che continovamente cascando piombano a terra, et perciò sfuggono ogni piegamento; bene perciò si porrà nella Pittura la faccia di zefiro o di austro, che soffi infra i nugoli ad una punta de la historia, da la quale tutti i panni venghino spinti verso la contraria parte: da la qual cosa ne verrà ancor quella gratia che quei lati de corpi, che saranno battuti dal vento, perche i panni si accosteranno per il vento a corpi, essi corpi appariranno quasi ignudi sotto il velamento del panno: et da le altre parti i panni agitati dal vento faranno pieghe, inondando nell’aria, bellissime. Ma in questo battimento del vento bisogna guardarsi, che nessun moto di alcun panno venga contro al vento, et che le pieghe non sieno troppo taglienti, ne troppo rotte. Queste cose adunque che si son dette de moti de gli animali, et de le cose inanimate, si debbono grandemente osservar da Pittori, et mettersi tutte l’altre cose ancora diligentemente ad esecutione, che si son dette di sopra del componimento de le superficie de membri, et de corpi. Si che noi habbiam determinate due parti de la Pittura, il disegno, et il componimento. Restaci a trattare de ricevimenti de lumi. Ne primi principii si dimostrò a bastanza che forza habbino i lumi in variare i colori. Percioche stando fermi i generi de colori, noi insegnammo in che modo essi parevano hora più chiari, et hora più scuri, secondo lo applicamento de lumi, o de le ombre, et che il bianco et il nero erano quei colori, mediante i quali noi nella Pittura esprimiamo i lumi et le ombre: et che gli altri colori sono da essere stimati per la materia, con i quali si aggiunghino le alterationi de lumi, et de l’ombre. Adunque lasciate le altre cose a dietro doviamo dichiarare in che modo il Pittore si ha da servire del bianco, et del nero. Maravigliaronsi i Pittori antichi che Polignoto et Timante si servissino solo di quattro colori, et che Aglaofone si dilettasse di un solo colore, come che se in tanto numero che ei pensava essere de i colori, fusse poco che quegli ottimi Pittori ne havessino messi si pochi in uso, dove giudicano che ad un copioso maestro si appartenga metter in opera qual si voglia moltitudine di colori. Io veramente affermo, che la varietà et la abbondantia de colori arreca molta gratia, et molta leggiadria alla Pittura. Ma io vorrei che i valenti Pittori giudicassero che si debbe porre ogni industria et ogni arte nel disporre et collocar bene il bianco et il nero, et che in collocar questi bene, et ben accomodargli, si deve por tutto lo ingegno, et qual si voglia estrema diligentia. Imperoche si come lo avvenimento de lumi et dell’ombre fa che ei si vede in qual luogo le superficie si rilievino, et in quali elle sfondino, et quanto ciascuna de le parti declini, o si pieghi; cosi lo accomodar bene del bianco et del nero fa quello che era atribuito a lode a Nitia Pittore Atheniese, et quel che la prima cosa ha da desiderare il maestro, che le sue Pitture apparischino di gran rilievo. Dicono che Zeusi nobilissimo et antichissimo Pittore, fu quasi il primo che seppe tener questa regola de lumi et de le ombre. Ma a gli altri non è attribuita questa lode. Io certamente non penserò che nessuno sia, non che altro, Pittore mediocre, che non sappia molto bene che forza habbi ciascuna ombra et ciascun lume in tutte le superficie. Io loderò quei volti dipinti, con buona gratia de dotti et de gli igno-


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