Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/43

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libro primo. 21

cata. Ma nelle base delle Colonne, osservarono che nella loro più bassa parte, fussio di linee dritte, et d’angoli a squadra: et nella superficie di sopra di esse, vollono che essa basa fusse della grossezza del giro della Colonna; Et osservarono che questa basa da ogni lato fusse più larga, che alta. Et vollono che ella fusse più larga che la Colonna, una determinata parte di se stessa; Et la superficie di sotto di essa basa volsono ancora più larga, che quella di sopra, et vollono che il zoccolo fusse una certa determinata parte più largo che la basa, et il fondamento altresi più largo, che il zoccolo, di determinata parte. Et tutte queste cosi fatte cose, che messon l’una sopra l’altra, le collocarono a piombo sopra il centro del mezo. Ma per l’opposito tutti i Capitelli convengono in quello, che le parti loro di sotto, imitano le loro Colonne, et quelle di sopra finiscono in superficie quadra, perche veramente la parte di sopra del Capitello sempre sarà alquanto più larga che quella di sotto. Questo basti quanto alle Colonne. Ma il muro si debbe alzare con pari proportione alle Colonne, accioche se egli harà da essere alto, quanto la Colonna con il suo Capitello, la sua grossezza sia la medesima che quella della Colonna da basso. Et osservarono ancor questo, cioè che non fusse alcuna Colonna, o basa, o Capitello, o muro, che non fusse al tutto simile in ogni conto alle altre cose del medesimo genere, et di altezza, et di larghezza, et finalmente d’ogni sorte di scompartimento, et figura. Essendo adunque errore l’uno et l’altro, fare il muro più sottile, o più grosso, et più alto, o più basso, chi la proportione, et il modo non ricerca: Io nientedimeno vorrei più presto peccare in quella parte, che più tosto se ne potesse levare, che havervi ad aggiugnere. In questo luogo mi piace di non lasciare in dietro gli errori de gli edificii, accioche noi ne divegniamo più accorti. La principal lode è, che e’ non vi sia difetto nessuno. Et io ho considerato nella Chiesa di Santo Pietro in Roma, quel che il fatto da per se stesso dimostra essere stata cosa mal consigliata, che e’ fusse tirato sopra i continuati et spessi vani, uno muro molto lungo, et molto largo, senza haverlo afforzificato con alcune linee torte, nè con alcuno altro afforzificamento. Et quel che meritava più consideratione è, che tutta questa Alia di muro, la quale ha sotto troppo spessi, et continuati vani, essendo tirata molto in alto, fu esposta per berzaglio alli impetuosi fiati di Greco. La onde di già è avenuto che per la continua molestia de Venti, ella si sia piegata dalla sua dirittura più di tre braccia. Nè dubito punto, che in breve, o per poca spinta, o poco movimento non rovini. Ma che più? se ella non fusse rattenuta dalle travate de tetti, sarebbe di già per il suo incominciato piegarsi, certamente rovinata. Ma e’ si debbe alquanto manco biasimare lo Architettore, che essendo forse ito dietro alla necessità del luogo, et del sito; si pensò forse per la vicinità del monte, d’esser assai sicuro da i venti; il qual monte sopravanza al Tempio. Io harei voluto nientedimanco, che quelle Alie da tutte due le bande fussero più afforzificate.


Di quanta utilità sieno i tetti, et alli habitatori, et all’altre parti de gli edificii, et che e’ sono varii di natura, però s’hanno a fare di varie sorti.

cap. xi.


LA utilità delle coperture, è la principale, et la importantissima. Imperoche non solamente conferisce alla salute de gli habitatori, mentre che ne difende dalla notte, dalle piogge, et più che altro da il caldissimo Sole: Ma difende ancora tutto lo edificio: levate via le coperture si putrefa la materia, si pelano le mura, si aprono le facciate, finalmente tutta la muraglia a poco a poco rovina. Essi fondamenti ancora, il che a pena crederai, dalla difesa delle coperture si fortificano. Ne sono rovinati tanti edificii da ferro, fuoco, o guer-


ra,