Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/50

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28 della architettura

instabilità d’ingegno, Suetonio dice, che Iulio Cesare havendo cominciato da fondamenti uno edificio in Nemorose, et finito con grandissima spesa, perche egli non stava per tutto cosi apunto, come egli l’harebbe voluto, lo disfece tutto. Della qual cosa certo ancora insino da noi posteri è da esserne biasimato, o si perche egli non antivedde a bastanza quelle cose che gli bisognavano, o si forse perche dipoi, per errore di legerezza hebbe in odio quelle cose che stavano bene. La onde io certo lodo sempre grandemente lo antico costume delli edificatori, che non solamente con disegno di linee, et con dipintura, ma con modegli ancora, et esempj, fatti di assicelle, o di qual altra cosa si voglia, si esamini, et pensi, et ripensi, più, et più volte con consiglio di huomini esercitatissimi, tutta la opera, et tutte le misure delle parti sue, prima che noi ci mettiamo a far cosa alcuna alla quale si ricerchi et spesa, et cura. Nel fare i modegli ti si porgerà occasione di vedere et ben considerare la ragione, et la forma, che debba havere il sito nella Regione; che spatio si debba dare al sito; che numero et ordine alle parti; come debbino esser fatte le facciate delle mura; che stabilità, et fermezza habbiano ad havere le coperture: Et finalmente tutte quelle cose, che nel libro di sopra habbiamo racconte. Et in questi potrai tu senza pena, liberamente aggiugnere, diminuire, tramutare, rinnovare, et rivoltare finalmente ogni cosa sotto sopra, insino a tanto che ogni, et qualunque cosa stia come tu vuoi, et sia da lodare. Aggiugni che tu esaminerai, et saprai (il che certo non si dee dispregiare) il modo, et la somma della futura spesa, la larghezza, la altezza, la grossezza, il numero, la ampiezza, la forma, la specie, et la qualità di tutte le cose come allo star bene habbiano da esser fatte, et da quali artefici: Percioche e’ si saprà più chiara, et esplicata la ragione, et la somma delle Colonne, de capitelli, delle base, delle cornici, de frontispicii, delle impiallacciature, de pavimenti, delle statue, et di simili altre cose, le quali si appartengono o a stabilire, o ad adornare uno edificio. Non giudico sia da pretermettere che il far modegli lisciati, et per dire cosi arruffianati da dilicatezza di pittura, non s’aspetta a quello Architettore che si vuole ingegnare d’insegnare la cosa; ma è officio da Architettore ambitioso, il quale si sforzi allettando gli occhi, et occupando l’animo di chi gli riguarda, rimoverlo dalla discussione delle parti, che si debbono considerare, et inducerlo a maravigliarsi di lui. Per il che io non vorrei che i modegli si finissino troppo esattamente, nè troppo dilicati, nè troppo tersi, ma ignudi et semplici, ne quali si lodi più lo ingegno dello inventore, che la arte del maestro. Tra il disegno del Dipintore, et quello della Architettore, ci è questa differentia, che il Dipintore si affatica con minutissime ombre, et linee, et angoli far risaltare di una tavola piana in fuori i rilievi: et lo Architettore non si curando delle ombre, fa risaltare in fuora i rilievi, mediante il disegno della pianta, come quello che vuole che le cose sue sieno riputate non dalla apparente prospettiva, ma da verissimi scompartimenti fondati su la ragione. Per tanto bisogna fare in tal modo i modegli, et esaminarli teco stesso, et insieme con altri, tanto diligentemente, et rivederli di nuovo, et da capo, che e’ non sia nella tua opera cosa alcuna se ben minima, che tu non sappia, et chente, et quale la sia, che luoghi, et quanto spatio debba occupare, et a che uso servire: et massimamente più che tutte l’altre cose si debbe considerare la ragione da fare le Coperture espeditissime. Imperò che le Coperture certo per la lor natura, se io credo bene, infra tutte le altre cose, che edificarono i Mortali, furono le prime che arrecarono loro quiete, di sorte che e’ non si negherà che per conto delle Coperture, non solamente si siano trovate le mura, et quelle cose, che con le mura si tirano in alto, et ne conseguono; ma essersi trovate ancora le cose, che si fanno sotto il terreno, come sono i condotti, et i canali, et i ricevimenti d’Acque piovane, et le fogne, et simili. Io certo più che essercitato


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